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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Salvini e il processo Open Arms, i giudici decidono di sentire anche l'attore Richard Gere

Al termine della prima udienza, la seconda sezione del tribunale ha ammesso tutti i testimoni di accusa e difesa, in tutto 26. Oltre alla star americana, ci saranno anche l'ex premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. Il leader della Lega: "Surreale, si fanno spendere solo soldi inutili agli italiani"

Ci sarà anche l'attore Richard Gere tra i testimoni che saranno sentiti nel processo al leader della Lega, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d'ufficio in relazione alla vicenda Open Arms, ovvero perché avrebbe impedito l'attracco della nave della Ong spagnola, con 147 migranti salvati in mare, nell'estate del 2019. Lo ha deciso la seconda sezione del tribunale, presieduta da Roberto Murgia, che ha ammesso tutti i testimoni di accusa e difesa.

Via al processo Open Arms, bunker blindato

Oltre a Gere - la Procura si era opposta, ritenendo si dovesse evitare una spettacolarizzazione del processo - saranno sentiti, tra gli altri, anche l'ex premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, nonché l'ex premier maltese Joseph Muscat. In tutto saranno 26 le persone chiamate a testimoniare, tra cui anche l’ex vicepremier Luigi Di Maio e gli ex ministri ai Trasporti Danilo Toninelli, e alla Difesa, Elisabetta Trenta. Citato anche l’ex direttore dell’Aise.

La reazione di Salvini: "Che serietà può avere questo processo?" | video

La prima udienza del processo, iniziata poco dopo le 10 nell'aula bunker del carcere Pagliarelli davanti al quale hanno anche protestato contro Salvini una decina di persone, si è chiusa intorno alle 12.30: il dibattimento, come riporta l'Adnkronos, è stato rinviato al 17 dicembre.

Le dichiarazioni dell'imputato al termine dell'udienza

"Visto che verrò spesso a Palermo per il processo e la prossima primavera ci saranno le amministrative, e c'è un sindaco che da anni ha smesso di fare il sindaco e una città abbandonata, accompagneremo la rinascita di Palermo e darò il mio piccolo contributo con la mia presenza mensile", così ha detto Salvini all'Adnkronos all'uscita dal bunker.

Poi ha aggiunto: "Mi dispiace solo per due cose: il tempo che tolgo ai miei figli e i soldi che gli italiani spendono per un processo politico organizzato dalla Sinistra. In un anno in cui gli sbarchi raddoppiano nonostante il Covid, rispetto all'anno precedente. Difendere i confini è dovere di un ministro e di chiunque. Andare a processo perché ho fatto il mio dovere è surreale - ha detto ancora - mi spiace per questa roba qua".

Il leader della Lega si è soffermato sull'ammissione di Richard Gere tra i testimoni: "Verrà a testimoniare anche Richard Gere. Ditemi voi quanto è serio un processo quando verrà da Hollywood a testimoniare sulla mia cattiveria Richard Gere. Spero che il processo duri il meno possibile perché ci sono cose più importanti".

"Non mi pento di niente"

"Non mi pento di niente, ho solo fatto il mio dovere", ha poi risposto Salvini a una cronista spagnola: "C'è una nave spagnola che ha compiuto un abuso, una nave spagnola che si rifiuta di andare in Spagna compie un abuso. Mi sembra semplice. Le navi spagnole vanno in Spagna, io facevo il ministro in Italia e conto di tornare a farlo e le navi spagnole vanno nei loro porti. Questo signore (Oscar Camps fondatore di Open Arms, ndr) o è capriccioso o ha altre intenzioni".

"Ci sono governi socialisti che spendono soldi per fare muri e sarei il cattivo?"

"Ci sono dodici paesi europei, con governi anche di sinistra, che chiedono dei muri. Non l'Italia. Poi il cattivo sarei io", ha detto ironicamente il leader della Lega: "Ci sono governi socialisti che stanno spendendo dei soldi per fare dei muri - dice all'Adnkronos - io non vorrei arrivare a questo ma se l'Europa continuerà ad ignorare l'emergenza immigrazione gli Stati faranno da soli. La rotta orientale del Mediterraneo è un colabrodo, rispetto al 2019 gli sbarchi si sono quintuplicati. E anche i morti sono aumentati. I fenomeni delle Ong che fanno i salvatori della patria, sono dei complici delle morti in mare".

La difesa: "Non c'era competenza italiana, come ha già chiarito il gup di Catania"

"Il processo di Catania è un processo matrioska perché il giudice ha analizzato una serie di eventi, tantissimi sbarchi, e tra questi anche Open Arms con un grado di approfondimento non da udienza preliminare perché ha sentito tantissimi testi e ha poi motivato la sentenza anche precisando che ad esempio per Open Arms non c'era competenza italiana sulla base di una rigorosissima analisi di documenti". Lo ha detto all'Adnkronos l'avvocato Giulia Bongiorno, legale di Salvini.

E ha aggiunto: "Tra tutti i documenti di cui oggi avete sentito, secondo me c'è un documento che è il cuore del processo che è questa analisi approfondita fatta da un giudice che ha emesso una sentenza ricordo a tutti definitiva. Non c'era quindi competenza italiana e questo significa che una nave che batte bandiera olandese e che ha la possibilità di andare in una serie di porti, a partire da Malta, è una nave rispetto alla quale il Pos (Place of safety, ndr) non doveva essere dato dall'Italia. E se non c'era un obbligo di Pos da parte dell'Italia non ci poteva essere nessun tipo di reato".

L'avvocato ha poi spiegato, relativamente al reato di sequestro di persona: "Il reato è previsto nel caso in cui la vittima è costretta a stare in un posto. In questo caso, questa nave aveva la possibilità di andare in Spagna, a Malta, in Tunisia, ovunque, non era costretta a stare in Italia, mancano quindi i presupposti del sequestro. Se un signore in una stanza con cinque porte aperte vuole sfondare l'unica chiusa non è sequestro di persona".

"La linea era condivisa da tutti"

La penalista si è anche soffermata sulla linea policia dell'epoca: "A partire dal contratto di governo ci fu una condivisione, un vero e proprio consenso da parte di tutti i ministri e in particolare del premier al fine di cambiare la linea politica. Noi questo non lo nascondiamo, anzi lo rivendichiamo" e "tutto questo significa che anche con il governo Conte II, il ministro Lamorgese ha seguito la stessa procedura: prima gli accordi, poi si sbarca. Quindi non c'è nessun ritardo nello sbarco, c'è stato il tempo necessario per stabilire di chi era la competenza e dove dovevano sbarcare".

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