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L'ingresso del Policlinico

L'ingresso del Policlinico

Azoto al posto di ossigeno a un neonato, il Policlinico dovrà pagare 600 mila euro

E' un acconto sul risarcimento per il piccolo Andrea Vitale, venuto alla luce nel 2010 e che ha subito conseguenze gravissime dall'errore. Intanto sono diventate definitive due assoluzioni per le lesioni e resta invece un solo giorno prima che scatti la prescrizione per l'unico condannato, un tecnico dell'ospedale

Appena nato, il 29 novembre del 2010, per un errore respirò per ben 68 minuti azoto al posto di ossigeno perché l'impianto dei gas medicali del Policlinico non sarebbe stato realizzato correttamente. Oggi Andrea Vitale ha quasi 10 anni, non potrà mai parlare e mai camminare per le gravissime conseguenze di quello sbaglio. Dopo un processo durato anni, sono diventate definitive le assoluzioni di Enrico De Grazia, che era direttore del dipartimento materno-infantile dell'ospedale, e di Francesco Inguì, titolare della "Sicilcryo srl", l'azienda che realizzò l'impianto.

Resta invece esattamente un giorno prima che scatti la prescrizione per l'unico imputato condannato (a un anno e mezzo) per lesioni colpose gravissime, Aldo La Rosa, tecnico della struttura sanitaria: la sua posizione è pendente in Cassazione. Una storia tragica da tutti i punti di vista, quella del piccolo e della sua famiglia (difesa dagli avvocati Nino Ganci e Corinna Carannante), che intanto, in sede civile, è riuscita ad ottenere una sorta di acconto sul risarcimento: circa 600 mila euro che dovranno essere versati dal Policlinico.

Oltre al dramma delle condizioni di salute del bambino, c'è quello giudiziario: il processo era infatti iniziato nel marzo del 2013, ma a maggio del 2016 era già passato in mano a ben sette diversi giudici e si era perso del tempo prezioso, visto che il reato contestato ha tempi piuttosto ridotti per prescriversi. Alla fine erano arrivate tre condanne.

In appello, ad aprile dell'anno scorso, il verdetto era stato poi rivisto: De Grazia ed Inguì erano stati scagionati e a La Rosa la pena era stata dimezzata, da tre anni a un anno e mezzo. Per via delle assoluzioni, i genitori del bambino erano stati anche costretti a restituire buona parte del risarcimento di un milione e 200 mila euro che era stato concesso loro a titolo di provvisionale. Soldi necessari per le cure costanti di cui ha bisogno il bambino.

Le assoluzioni non sono state impugnate dalla Procura e in queste settimane sono dunque diventate definitive, mentre resta un solo giorno prima che scatti la prescrizione per valutare la posizione di La Rosa in Cassazione. A meno che il ricorso non venga giudicato inammissibile, è quasi impossibile che si riesca ad evitare la prescrizione del reato.

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