Cronaca

Corte dei Conti, doppio incarico e danno erariale: condannata Patrizia Monterosso

Confermata in appello la sentenza per l'attuale direttrice della Fondazione Federico II: dovrà versare oltre 26 mila euro alla Regione, ovvero i compensi che aveva ricevuto tra 2013 e 2016 quando, oltre ad essere capo di Gabinetto dell'allora presidente Raffaele Lombardo, era diventata membro del Cda dell'università Kore di Enna

Patrizia Monterosso, direttrice della Fondazione Federico II

Era capo di Gabinetto del presidente della Regione Raffaele Lombardo e contestualmente assunse la carica di componente del Cda dell'università Kore di Enna. E Patrizia Monterosso, oggi direttrice della Fondazione Federico II, avrebbe dovuto versare i compensi ricevuti in questa seconda veste - 26.478,32 euro - alla Regione di cui era dipendente. Questo ha stabilito, anche in appello, la Corte dei Conti, che ha confermato la condanna già sancita in primo grado l'anno scorso a pagare la somma.

La sezione giurisdizionale d'appello per la Sicilia, presieduta da Giuseppe Aloisio (relatore Salvatore Chiazzese) ha infatti respinto il ricorso presentato da Monterosso, ritenendola responsabile di un danno erariale. Gli oltre 26 mila euro che dovrebbe restituire alla Regione sono i compensi percepiti da settembre 2013 a gennaio 2016 per la carica ricoperta nel Cda dell'ateneo di Enna "in violazione del principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti pubblici", come ha sostenuto l'accusa.

L'incarico fu affidato a Monterosso il 22 novembre del 2011 dall'allora presidente della Regione. Si era insediata nel Cda della Kore il 22 giugno 2012 ed era rimasta in carica fino al 30 novembre del 2015. Come previsto da una norma del 2001, scrivono i giudici nella sentenza, "i dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza (...). In caso di inosservanza del divieto (...) il compenso dovuto (...) deve essere versato, a cura dell'erogante o, in difetto, del percettore, nel conto dell'entrata del bilancio dell'amministrazione di appartenenza del dipendente".

Esiste poi "un consolidato indirizzo giurisprudenziale - si legge ancora nel provvedimento - che stabilisce che 'l'omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti'". Da qui la condanna.

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