Doppio incarico tra Regione e cda della Kore, Monterosso condannata dalla Corte dei conti

Disposto un risarcimento di circa 26 mila euro. Accolta la domanda della Procura generale che aveva contestato all'ex segretaria generale della Regione il mancato versamento degli emolumenti per la sua nomina nel consiglio d'amministrazione dell'università privata

Patrizia Monterosso

Condannata a risarcire poco più di 26 mila euro nelle casse della Regione. Così ha deciso in primo grado la Corte dei conti nei confronti di Patrizia Rosso, ex segretaria generale della Regione con il governo Crocetta e adesso direttrice della Fondazione Federico II. Accolta la domanda della Procura generale che le aveva contestato, in qualità di componente dal 2012 al 2015 del cda dell’università Kore di Enna, il mancato versamento nelle casse regionali degli emolumenti ricevuti “in violazione - si legge nella sentenza - del principio di onnicomprensività della retribuzione o, in subordine, per l’omesso versamento delle predette somme nel conto entrata del bilancio dell’amministrazione di appartenenza”.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura generale la Monterosso - all’epoca dei fatti prima dirigente esterno della Regione siciliana con la funzione di capo di Gabinetto del presidente della Regione siciliana e poi segretario generale della Presidenza della Regione siciliana - non avrebbe ottenuto il necessario nulla osta: ”Autorizzazione mai richiesta, né rilasciata dall’amministrazione regionale di appartenenza, conseguentemente, il compenso per l’incarico dovrebbe ritenersi ripetibile, a titolo di danno erariale, per la violazione del principio di onnicomprensività della retribuzione. Tesi accolta in sede di giudizio di primo grado dal collegio composto da Guido Carlino (presidente), Giuseppina Mingevi (consigliere relatore) e Giuseppe Grasso (consigliere).

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In ordine alla quantificazione del danno la Procura ha precisato che la Monterosso aveva ricevuto, dal 22 giugno 2012 al 30 novembre 2015, la complessiva somma netta di euro 36.135,36, da cui andavano detratti gli importi prescritti, per un ammontare di 9.657,04 euro, quantificando conseguentemente il danno un 26.478,32 euro. Al proposito la Monteresso ha sostenuto nella sua difesa di essere stata nominata componente del cda prima della nomina a dirigente generale (luglio 2012). "Facendo già parte del cda - si legge ancora nella sentenza - al momento della nomina a dirigente generale, circostanza nota al presidente della Regione, che la aveva nominata e autorizzata ad assumere la carica di membro del Consiglio dei Garanti, in costanza del precedente rapporto di lavoro come capo di Gabinetto del Presidente, non sarebbe stata necessaria alcuna autorizzazione".

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