Cronaca Tribunali-Castellammare / Via Alloro

Palazzo La Rosa, ex stabile Amia occupato da famiglie bisognose

Lo stabile di proprietà dell'ex azienda di igiene ambientale era abbandonato da anni. Diverse famiglie, provenienti da abitazioni fatiscenti, si sono stabilite lì organizzando degli alloggi di fortuna. Fra loro molti bambini in cattivo stato di salute

Uno degli ambienti di una delle "abitazioni" - foto D'Angelo

Sono sette le famiglie che venerdì scorso hanno occupato Palazzo La Rosa, in via Alloro. Tantissimi i bambini piccoli, molti sono malati. Fra gli adulti in pochi hanno un lavoro, e nessuno di questi è fisso. Trovato con facilità il bel palazzo nobiliare, veniamo subito invitati a entrare da una giovane mamma. Saliamo al primo piano, e mentre parliamo arrivano altre donne con i loro piccoli in braccio. Nessuno vuole nascondersi, non si vergognano di ciò che hanno fatto perché, per loro, era l'unica via possibile.

 

"Non possiamo permetterci un affitto di cinquecento euro - spiega Angela Ferruggia, giovane madre di tre figli - e nemmeno di trecento. Noi vivevamo in case con i tetti cadenti, infestate dai ratti. Vorremo solo avere un'abitazione sicura, non per forza questa". Maria Tarantino è madre di sei figli, tutti ancora minorenni, di cui uno malato di encefalopatia malformativa epilettica. Racconta che nella casa dove stavano non c'era spazio per la fisioterapia del bambino, ed era costretta a fargliela fare in strada.



Le stanze sono ampie, quasi vuote e molto simili fra di loro. Due letti agli angoli, un tavolo, pochi giochi per bambini sparsi per terra. Al secondo piano ci accompagna la signora Anna, moglie di un uomo con un tumore, costretta a tornare nella sua casa piena di topi per fare il bucato. "Siamo stati tutti schedati - dice - ma per aver fatto cosa? Questa non è legge". Rosario Scafidi ha due figli, entrambi con atresia biliare. Lui ha l'asma e fa il posteggiatore, ma non vuole saperne di portare la mascherina. "Il medico mi ha detto che non potrei fare nemmeno il muratore - afferma serio - ma io preferirei quello piuttosto che andare a rubare. Ma l'amministrazione sembra voglia portarci a quel punto".

Nella stanza accanto c'è una famiglia di tre persone, madre, padre e figlio costretti di notte a dormire su tre cuscini, praticamente a terra. "I mobili ce li avremmo - spiega il giovane padre, Giuseppe Musicò - ma non possiamo andarli a prendere. Il tetto è crollato su mia moglie e mio figlio - continua mostrandoci il rapporto dei vigili del fuoco e il referto medico - e hanno messo i sigilli. Prima di arrivare qui abbiamo dormito per dodici giorni in macchina". Anche Giuseppe fa il posteggiatore, guadagna una ventina di euro al giorno, e per arrotondare lavora anche in casa di un anziano. Proprio mentre parliamo riceve una telefonata, si allontana, poi tornando dice: "Ecco un'altra bella notizia, mi hanno licenziato. Lo hanno ricoverato e non hanno più bisogno di me".

Al piano terra, in una specie di magazzino, ha trovato spazio una famiglia serba. Ajrizi Sedat è un ragazzo di 29 anni, ha l'aria di averne passate tante, ed è papà di quattro bambini. Ci racconta che prima vivevano in un garage, sei persone più un cagnolino nero. "Non ho più un lavoro, sono venuto in Italia tredici anni fa perché nel mio paese c'era la guerra, eppure è qui in Italia che mi hanno accoltellato" dice mostrandoci un'enorme cicatrice nella pancia, e intanto sua moglie rimette in ordine i materassi e il divano-letto che costituiscono l'unica mobilia della stanza, con dignità, in attesa delle foto. Palazzo La Rosa è disabitato da anni, una magnifica costruzione senza uno scopo. Forse sbagliando, una ventina di persone gliene ha dato uno nuovo. Ma vorrebbero almeno essere ascoltati.

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