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L'ex capitano rosanero Fabrizio Miccoli

L'ex capitano rosanero Fabrizio Miccoli

Estorsione aggravata, Miccoli condannato a 3 anni e 6 mesi

Così ha deciso il giudice per l'ex bomber rosanero, accusato di aver incaricato il suo amico nonché figlio del boss della Kalsa di recuperare un credito di 12 mila euro

Miccoli condannato a 3 anni e 6 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Così ha deciso il gup Walter Turturici per l’ex capitano rosanero travolto da un’inchiesta giudiziaria per aver chiesto all’amico Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino, detto “Scintilluni”, di recuperare un credito vantato suo socio in affari dall’imprenditore Andrea Graffagnini. La Procura aveva chiesto per lui una condanna a 4 anni. La sentenza è arrivata oggi pomeriggio. 

"Siamo basiti per una sentenza in totale disaccordo con quanto ha già stabilito il Tribunale di Palermo - ha detto all'Ansa Giovanni Castronovo, avvocato di Miccoli - Adesso siamo al paradosso che viene condannato il presunto mandante di un'estorsione, mentre il presunto esecutore è stato assolto da questa accusa. Quindi per il Tribunale non c'è stata estorsione e per il Gup sì. Faremo appello con tutte le nostre forze affinché venga ripristinato lo stato di diritto - ha proseguito - che riteniamo sia stato leso. Miccoli è molto nervoso e triste perché sa di essere innocente. Lui è completamente estraneo ad ogni accusa e cercheremo di dimostrarlo nel processo d'appello". Il giocatore, presente in tribunale, non ha voluto invece commentare la sentenza. L'ex rosanero ha lasciato l'aula in lacrime lasciandosi andare a un laconico: "Vado via subito da Palermo".

La vicenda giudiziaria

Secondo la Procura Lauricella si era dato da fare, utilizzando metodi particolarmente violenti, per far riottenere 12 mila euro all’ex fisioterapista del Palermo Giorgio Gasparini, con il quale Miccoli condivideva la gestione della discoteca Paparazzi di Isola delle Femmine. A seguito della indagini della Dia il procuratore Maurizio Bonaccorso aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma il giudice Fernando Sestito aveva disposto l’imputazione coatta e quindi il rinvio a giudizio.

Hanno sempre respinto ogni genere di accusa i legali del “Romario del Salento”, che ha sostenuto più volte in aula di non conoscere le origini dell’amico Lauricella, arrestato ad aprile 2015. “Mi divertivo con lui, ma non sapevo fosse il figlio di un mafioso. Comunque è una persona alla quale voglio bene”, aveva dichiarato nel maggio 2016”.

Sul credito da 12 mila euro recuperato, di cui 2 mila erano rimasti nelle tasche del figlio del boss della Kalsa, aveva poi aggiunto: “Mi è venuto spontaneo parlarne con Mauro. Non sapevo di cosa si trattasse e mi sono poi disinteressato. Se il fisioterapista voleva fare un regalo a Mauro, io non lo potevo impedire. Non ho chiesto nulla per Mauro, né lui chiesto mai qualcosa a me”.

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