Mafia, boss e picciotti di Brancaccio alla sbarra: raffica di condanne

Si tratta del processo nato dall'operazione "Maredolce" del 2017. Gli imputati erano accusati di controllare il territorio con estorsioni e gestire un imponente traffico di droga. La pena più alta, 14 anni, è toccata a Pietro Tagliavia, ritenuto il dominus

Si è concluso con una sfilza di condanne il processo davanti al gup Fabio Pilato nato dall'operazione "Maredolce" del 2017, che aveva inferto un duro colpo alla cosca mafiosa di Brancaccio. Boss e gregari erano accusati di controllare il territorio con estorsioni e gestire un imponente traffico di droga.

La pena più alta, 14 anni, è toccata a Pietro Tagliavia. Poco meno per Francesco Paolo Clemente, che ha avuto 12 anni. Le altre condanne: Giuseppe Ficarra 10 anni, Giuseppe Di Fatta, Santo Carlo Di Giuseppe 12 anni ciascuno, Antonino Marino 10 anni, Roberto Mangano 8 anni, Giovanni Pilo 6 anni. E ancora Giuseppe Lo Porto 8 anni, (fratello di Giovanni, l’operatore umanitario rapito da Al Qaeda nel 2012, in Pakistan, e ucciso tre anni nel corso di un’operazione antiterrorismo), Pietro D’Amico 5 anni; Massimo Alteri, Giuseppe Frangiamore, Salvatore Graziano, Gaetano Lo Coco, Francesco Paolo Mandalà e Orlando 2 anni e 8 mesi ciascuno, Elio Petrone 2 anni, Maurizio Puleo 4 anni. Altri imputati sono ancora sotto processo perchè hanno scelto il rito ordinario.

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Ben 23 i commercianti costretti a pagare e una sola parte civile al processo, assistita dagli avvocati Ugo Forello e Valerio D’Antoni. Parte civile anche Addiopizzo, Federazione antiracket, Confesercenti e Confcommercio, Confartigianato Centro Pio La Torre

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