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Monreale, via al restauro del Duomo: nuova vita al mosaico con le ceneri vulcaniche

E' la prima volta che questi materiali vengono utilizzati per mettere a posto gli strati preparatori e la malta di allettamento delle tessere: infiltrazioni di acqua ne hanno causato il distacco. La parete interessata dall'intervento è situata nella navatella meridionale

Partito il restauro nel Duomo di Monreale, conosciuto in tutto il mondo per la bellezza e l’importanza dei mosaici. L'intervento mira a ripristinare sia gli strati preparatori e la malta di allettamento, sia le tessere, mantenendo cromia e motivi geometrici con l’uso per la prima volta delle ceneri vulcaniche come geopolimeri, materiali sintetici utilizzabili in sostituzione del cemento. La parete interessata dai restauri è situata nella navatella meridionale, in particolare la scena “lavanda dei piedi”, e il fregio musivo a palmizio e lesene marmoree verticali. Infiltrazioni di acqua, ora risolte, hanno causato efflorescenze saline e il conseguente distacco di tessere. 

Il team del Dipartimento di Scienze biologiche geologiche e ambientali dell’Università di Catania - coordinato dai docenti Germana Barone e Paolo Mazzoleni e composto da Maria Cristina Caggiani, Alessia Coccato, Claudio Finocchiaro, Maura Fugazzotto, Gabriele Lanzafame, Roberta Occhipinti e Antonio Stroscio - insieme con l’impresa Piacenti, leader internazionale delle imprese di restauro, hanno avuto l’occasione di integrare le conoscenze acquisite sulle potenzialità dei geopolimeri nelle attività di ricerca e sperimentazione in laboratorio con le fondamentali valutazioni dei tecnici e dei restauratori: così hanno scoperto la possibilità di utilizzare come materie prime dei geopolimeri, le ceneri vulcaniche, che ricadono in abbondanza sul nostro territorio.

Il progetto AGM for CuHe - Advanced Green Materials for Cultural Heritage è finanziamento nell’ambito dei progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nell’area di specializzazione cultural heritage del programma nazionale della ricerca 2015-2020. Coordinato dalla prof Germana Barone del Dipartimento di Scienze biologiche geologiche e ambientali dell’ateneo catanese, il progetto vede come capofila l’Università di Catania e il coinvolgimento anche dei dipartimenti di Ingegneria civile ed architettura, Scienze chimiche, Economia e impresa, Fisica e astronomia e Giurisprudenza insieme a undici soggetti proponenti tra centri di ricerca (Università, Consorzio universitario, Distretto tecnologico) e imprese, di cui sette in Sicilia e quattro nel Nord Italia. Per la ricerca sono coinvolti il Consorzio interuniversitario nazionale per la Scienza e tecnologia dei materiali (Università di Palermo), il Distretto tecnologico Sicilia micro e nano sistemi (Università di Messina e CNR per lo studio dei materiali nanostrutturati), l’Università di Firenze, l’Università di Pisa e l’Università di Modena e Reggio Emilia. Il partenariato industriale è composto da Costruzioni edil ponti società cooperativa Gela, Lbc società cooperativa artigiana di Caltagirone, Sb Engineering srl Catania, Megares Aquila e Piacenti Prato.

 
 

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