"Intuì la pericolosità dei Corleonesi": Ficuzza ricorda il tenente Russo e l'amico Costa

Quarant'anni fa furono uccisi mentre passeggiavano. Per l'omicidio, nel 1997, la Corte d'Appello condannò all’ergastolo Leoluca Bagarella, Salvatore Riina e Bernardo Provenzano

"Era in vacanza a Ficuzza e stava passeggiando con un amico, godendosi il fresco della serata. Il tenente colonnello Giuseppe Russo era il comandante del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Palermo, uno degli uomini più fidati di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e indagando sulla diga Garcia aveva intuito la pericolosità dei Corleonesi e di Totò Riina in particolare. Per questo Riina e Provenzano ne decretarono la condanna a morte, e nell'agguato venne ucciso anche il suo amico, l'insegnante Filippo Costa". Così il presidente Piero Grasso racconta l'eccidio del 20 agosto del 1977. Questa mattina, alle 10, in occasione del 40esimo anniversario dell’uccisione del tenente colonnello e del professore, nella frazione del Comune di Corleone, il prefetto Antonella De Miro, il comandante generale dell’arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, il presidente della commissione straordinaria del Comune di Corleone, Giovanna Termini e la figlia di Russo, Francesca Benedetta hanno deposto una corona d’alloro sulla stele commemorativa. A seguire, nella vicina chiesa di Santa Rosalia, si è tenuta una celebrazione eucaristica officiata dall’Arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi.

Per l’omicidio dell'ufficiale e del suo amico furono inizialmente condannati tre pastori: Salvatore Bonello, Rosario Mulè e Casimiro Russo. Poi assolti nel 1997. Al loro posto, la II sezione della Corte d'Appello condannò definitivamente all’ergastolo Leoluca Bagarella, Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.

"Io lo conobbi, e lo ricordo come un uomo determinato e coraggioso - scrive il presidente del Senato Pietro Grasso in un post su Facebook - . In una triste catena di dolore del loro omicidio si occupò Mario Francese, che ne scrisse sul Giornale di Sicilia prima di essere ucciso nel 1979, mentre dell'autopsia venne incaricato il professor Giaccone, che 5 anni dopo venne ammazzato per non aver 'addomesticato' una perizia. Erano amici, e i giornali dell'epoca riportarono che Giaccone piangeva mentre eseguiva il suo lavoro". 

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