Cronaca

"Falsificò 15 schede alle elezioni dell'Ordine degli infermieri", condannato uno dei candidati

La votazione è quella del 2017, quando Francesco Gargano, che svolgeva anche la funzione di presidente di seggio, avrebbe manomesso i documenti a favore della sua lista. La denuncia era partita da altri iscritti e una perizia per il giudice ha confermato che gli atti furono alterati "di proprio pugno dall'imputato"

Era candidato alle elezioni dell'Ordine delle professioni infermieristiche del novembre 2017 e, secondo l'accusa, svolgendo la funzione di presidente di seggio, avrebbe falsificato ben 15 schede di voto, tutte naturalmente a favore della sua lista. Francesco Gargano, peraltro ex presidente dell'organismo, è stato per questo condannato a un anno e un mese (pena sospesa) dal gup Donata Di Sarno, che lo ha processato con il rito abbreviato.

Il giudice ha anche deciso che l'imputato debba risarcire cinque iscritti all'Ordine che avevano denunciato la vicenda ai carabinieri e che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Salvo Priola e Maria Valentina Morgana: avranno diritto ad una provvisionale di duemila euro a testa. Si tratta dell'attuale presidente dell'Ordine, Nino Amato, del suo vice, Giuseppe D'Anna, di Vincenzo Gargano, Giuseppe Intravaia e Calogero Gugliotta.

Ad incastrare Gargano sarebbe anche una perizia grafologica: "Non vi è alcun dubbio che l'imputato abbia falsificato le schede elettorali", scrive infatti il gup nelle motivazioni contestuali alla sentenza, anche perché il perito ha concluso sostenendo che "esse sono il prodotto grafico di un'unica mano, vergate di proprio pugno dall'imputato Francesco Gargano". Il giudice rimarca inoltre che "Gargano aveva un forte movente rispetto alla falsificazione delle schede poiché egli, pur essendo presidente del seggio, era anche tra i candidati delle elezioni per il Consiglio direttivo, e non può essere considerato un caso che le schede 'incriminate' fossero tutte a favore della sua lista".

L'imputato, accusato di falso materiale in atto pubblico, ha respinto tutte le accuse, sostenendo invece di avere garantito il costante controllo delle urne a tutti e di aver impedito ogni manomissione delle schede. Dichiarazioni che per il giudice, però, non possono sconfessare la perizia.

Le elezioni del Consiglio direttivo e del collegio dei revisori dei conti dell'ente si erano svolte tra l'11 e il 13 novembre del 2017 al Civico. Gargano era canditato, ma anche presidente di seggio. Quando l'ultimo giorno si era proceduto allo scrutinio, gestito dall'imputato, erano iniziate le discussioni. Secondo gli iscritti che si sono costituiti parte civile, infatti, Gargano non avrebbe consentito ad alcuni di loro di vedere le schede e avrebbe letto le preferenze senza permettere nessuna verifica.

Per via delle proteste, il giorno dopo l'imputato avrebbe comunque accettato di scrutinare le schede alla presenza di un appartenente alla lista opposta alla sua. Proprio questo secondo candidato, Vincenzo Gargano, si era accorto di presunte anomalie, ovvero della presenza su diverse schede della stessa grafia, con un identico tratto di penna (quindi senza l'utilizzo della matita prevista), tanto da ipotizzare che fossero state compilate tutte dalla stessa persona.

L'imputato aveva inizialmente deciso di accantonare le 15 schede contestate, ma alla fine così non sarebbe stato e le avrebbe comunque conteggiate. A quel punto erano stati chiamati i carabinieri ed erano partite le indagini. Il giudice ha ritenuto che le accuse nei confronti di Francesco Gargano siano fondate ed è per questo che lo ha condannato.

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