Falsi incidenti per truffare le assicurazioni, scoperta altra banda: 16 arrestati e 25 indagati

I carabinieri di Monreale hanno sgominato una banda operativa tra Palermo e l'hinterland. Reclutavano vittime compiacenti, trovavano le auto per simulare l'incidente e mettevano in pratica il loro piano. Giro d'affari da 2 milioni

Le intercettazioni e le riprese aeree dei carabinieri

Falsi incidenti, finte vittime compiacenti, testimoni inventati e auto prestate per simulare i sinistri e incassare i premi assicurativi. Per un affare da 2 milioni di euro negli ultimi due anni. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 41 persone (16 quelle arrestate) accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alle frodi assicurative, lesioni gravissime, falso, calunnia, autocalunnia, rapina e intercettazione abusiva. “I servizi di osservazione, le intercettazioni e il resto delle indagini - spiegano dal Comando provinciale - hanno documentato una serie continua e ininterrotta di frodi in assicurazioni e reati per lesioni personali inferte con particolare crudeltà”.

I nomi delle persone coinvolte

A condurre l'operazione denominata "Over" sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Monreale che hanno individuato i diversi ruoli dei componenti dell’organizzazione. C’era chi si occupava di reclutare i “candidati” cui provocare fratture e lesioni da fare inserire nei referti medici e nei fascicoli presso le compagnie assicurative, c’era chi ricercava i mezzi da coinvolgere nei falsi incidenti ma c’era anche chi gestiva le pratiche di risarcimento. "Per la prima volta - sottolineano i carabinieri - il provvedimento cautelare ha colpito anche le vittime compiacenti dei simulati sinistri, i falsi conducenti dei veicoli investitori, i falsi testimoni e i fornitori dei mezzi utilizzati”.

Falso allarme bomba per bloccare un'udienza | VIDEO

"Dall’inizio dell’indagine - si legge ancora in una nota - sono emerse le figure di Luca Reina, titolare di una agenzia di pratiche assicurative di via Leonardo da Vinci, e di Salvatore Andrea Cintura, componente della nota omonima famiglia attiva nei quartiere Cep e Borgo Nuovo, quali soggetti al vertice dell’organizzazione che si sono avvalsi di una cerchia ristretta di collaboratori: organizzatori e procacciatori di vittime, testimoni e autisti di mezzi da utilizzare per i sinistri Alessio Cappello, Domenico Cintura, Giovanni Napoli, Antonino Buscemi, Sufiane Saghir e Giuseppe Orfeo, nonché di numerose vittime consenzienti, falsi testimoni ed autisti dei veicoli coinvolti nei falsi sinistri”.

"Colpisce - spiegano gli inquirenti - l'estremo cinismo nel privilegiare l'avvicinamento di persone in precarie condizioni economiche, in alcuni casi anche colpite da disabilità intellettive o da tossicodipendenza, al fine di riuscire più facilmente a contenere le loro successive richieste di denaro. L'illusoria prospettiva di incassare lauti risarcimenti aveva facile presa su questi soggetti disperati e indigenti, che acconsentivano a subire lesioni di particolare gravità, con la promessa che il risarcimento assicurativo sarebbe stato più consistente quanto più gravi fossero state le fratture che venivano loro inflitte".

Oltre a identificare i presunti componenti dell’organizzazione, i carabinieri hanno individuato anche le loro basi operative, dove pianificavano i falsi incidenti stradali e dove materialmente venivano procurate le lesioni. In particolare secondo gli inquirenti le "riunioni" avvenivano "nell'agenzia di scommesse di via Pietro Scaglione 67, gestita da membri della famiglia Cintura; nell’agenzia di infortunistica stradale 'Studio Ellerre S.r.l.' di via Leonardo da Vinci, gestita da Luca Reina; in una stalla annessa a una villa seicentesca in via Mango di Palermo, storica roccaforte della famiglia Cintura di Borgo Nuovo, dove sono stati registrati anche tre episodi nel corso dei quali venivano inferte lesioni, la casa di Alessandro Bova (indagato), dove è stato registrato un altro episodio di analoga natura".

Le intercettazioni: "Dietro ogni truffa c'è un grande sacrificio" | VIDEO

L'organizzazione aveva ideato un sistema "altamente efficiente". Alcuni componenti sono definiti “partecipanti seriali in sinistri stradali” in virtù del loro coinvolgimento negli ultimi anni in numerosi incidenti. Tra questi Giovanni Napoli, coinvolto in 10 sinistri stradali (in 6 casi quale danneggiato e in 4 casi in qualità di responsabile del sinistro) già indagato nei procedimenti "Tantalo" e "Contra Fides", Davide Giammona, coinvolto in 11 sinistri stradali (in 4 casi quale danneggiato, in 6 casi in qualità di responsabile del sinistro e in una occasione testimone del sinistro) e Salvatore Chiodo, coinvolto in ben 15 sinistri stradali (in 12 quale responsabile del sinistro e in 3 casi quale danneggiato).

La banda, una volta scoperta, ha reagito con "estrema spregiudicatezza". Allarmati dal fatto che due persone erano state convocate in caserma per essere sentite in merito a un falso incidente, alcuni componenti hanno messo una microspia nel giubbotto di uno dei due convocati. Un modo per "assistere" all'interrogatorio. 

I militari hanno però scoperto l'inganno. Per questo motivo ad Alessio Cappello e Letterio Maranzano è stato contestato anche il reato di intercettazione abusiva, con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni. Proprio questo episodio ha convinto Domenico Tantillo a collaborare con l’autorità giudiziaria e proprio dal suo racconto è emersa "chiara l’inaudita violenza nei confronti delle vittime".

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