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Palermo ricorda Dalla Chiesa, minuto di silenzio per il "super prefetto" che sfidò la mafia | VIDEO

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso parte alla commemorazione del generale ucciso 35 anni fa da Cosa nostra insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di polizia Domenico Russo. Momenti di tensione con alcuni familiari di vittime di mafia ai quali non è stato permesso di prendere parte alla celebrazione.

 

Graziella Accetta, mamma di Claudio Domino: "Sono profondamente indignata". Il nipote di Placido Rizzotto: "Sono venuti a fare la passerella, timbrare il badge e sono andati via".

"Oggi non c’è più - ha dichiarato la figlia del generale, Rita Dalla Chiesa - la mattanza di 35 anni fa, purtroppo continua a esserci però una sottovalutazione quotidiana della legalità. In questi 35 anni è rimasta la zona d'ombra. Sappiamo benissimo cosa c’è dietro l'agguato e questo è ciò che fa male. Nessuno, al di là di qualche eccezione, ha mai parlato".

"Quando fu nominato 'super prefetto' a Palermo - ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso - in molte persone si accese la speranza. Del resto il carisma, i successi nella lotta al terrorismo, l'assoluta fedeltà allo Stato e l'autorevolezza di Carlo Alberto Dalla Chiesa giustificavano quella rinnovata fiducia in una svolta al contrasto alla mafia. Anche gli uomini migliori, quelli capaci di cose straordinarie, non possono però fare tutto da soli: Dalla Chiesa ne era consapevole e chiedeva a gran voce gli strumenti necessari per affrontare Cosa nostra".

"Nonostante le difficili condizioni, il generale non si rassegnò. Dopo appena 100 giorni lo uccise un commando mafioso con 30 colpi di AK-47, il 3 settembre 1982. Con lui - ricorda Grasso - morirono anche sua moglie Emanuela e l'agente di polizia Domenico Russo. Una strage. Ricordare Carlo Alberto Dalla Chiesa a 35 anni dalla sua morte non significa solo tributare il giusto onore ad uno straordinario esempio di competenza professionale e dedizione alle Istituzioni. Serve, soprattutto, a rafforzare la consapevolezza che la lotta alla criminalità organizzata può avere successo solo se si uniscono e collaborano le migliori forze di tutto il Paese".

Nel pomeriggio, dopo la messa officiata da l'arcivescovo Corrado Lorefice nella cappella della caserma Dalla Chiesa di corso Vittorio Emanuele, il sindaco Leoluca Orlando, il generale Del Sette, i familiari di Dalla Chiesa, i vertici di Anm e Unci e le altre cariche istituzionali hanno fatto tappa al Giardino della memoria di Ciaculli, dove è stata scoperta una targa e piantato un albero in memoria del generale. Poi  la deposizione di un omaggio floreale da parte dei bambini.

commemorazione ciaculli dalla chiesa 2017-2

"Quel dolorosissimo 3 settembre di 35 anni fa – ha detto il sindaco Orlando - ha rappresentato una svolta nella lotta alla mafia. Da allora, infatti, il contrasto alla criminalità organizzata ha assunto una dimensione nazionale. E oggi siamo qui per dire grazie a chi ha offerto in dono la sua vita per liberare Palermo da un male che per troppo tempo qualcuno pensava essere un male solo palermitano e siciliano. Grazie al generale Dalla Chiesa perché con il suo sacrificio - ha concluso Orlando - oggi possiamo dire con orgoglio che Ciaculli è Palermo e Palermo è Ciaculli, che Porta Nuova è Palermo e che Palermo è Porta Nuova, senza provare paura o vergogna. E questo è possibile anche grazie all'impegno della forze dell'ordine, e in particolare alla presenza della Questura e della Squadra Mobile in questo mandamento, così come dei carabinieri al Capo. Se oggi questa città si può permettere di sperare il 3 settembre è grazie a tutto questo, grazie ad un impegno collettivo".

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