"Alain Danielou, il labirinto di una vita" al Sole Luna Doc film festival di Palermo

Il nuovo documentario del regista veneziano Riccardo Biadene traccia la vita dell'uomo che ha portato l'India in Occidente

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Da poco presentato in Prima Nazionale al Biografilm Festival di Bologna e successivamente in altri importanti festival cinematografici della penisola come Ravenna Festival, il River Film Festival e Summermela Festival, il documentario arriva al Sole Luna Doc Film Festival di Palermo dove sarà proiettato sabato 8 luglio alle 22.30. Il documentario di Biadene racconta l’avventuroso viaggio musicale, esistenziale e spirituale che l'intellettuale francese Alain Danielou – bretone d’origine, figlio di un ministro socialista e con un fratello cardinale, amico di A. Gide e J. Cocteau – intraprende dal 1932, con il compagno fotografo svizzero Raymond Burnier, alla volta dell’India, lasciando un Occidente che non lo soddisfa. Il racconto parte dalla Bretagna e accompagna lo spettatore in India (Shantiniketan, Varanasi, Chennai, Pondicherry...), a Berlino, Venezia, e Roma, seguendo la storia del francese Daniélou, indologo e musicologo che ha vissuto, soprattutto in India, tra gli anni ‘30 e ‘60 del ‘900.

A Benares (ora Varanasi), Daniélou, insieme a Burnier, abita per 15 anni nel palazzo di Rewa, sulle rive del Gange, dove incontra fra gli altri, Eleanor Roosvelt o Roberto Rossellini. Qui si dedica allo studio del sanscrito, viene iniziato all’ induismo, studia la musica classica indiana e la Veena a livello professionale. È a quegli anni che si deve la stesura di diversi libri sulla filosofia indù, lo shivaismo e i testi vedici. Dal 1950 è curatore della prima collana di world music classica per l’UNESCO. Nel 1963, di ritorno in Europa, fonda e dirige l’Istituto Internazionale di Studi per la Musica Tradizionale (IITM) a Berlino, e in seguito crea a Venezia l’Istituto Internazionale per gli studi di musica comparata, affinché la musica orientale abbia importanza paritaria rispetto a quella occidentale, e dove tale studio è mantenuto vivo oggi dalla Fondazione Giorgio Cini.

Gli ultimi anni di vita, Alain Daniélou, li trascorre tra Roma, Losanna, Berlino e Parigi, con una certa preferenza per la villa sulle colline di Zagarolo, un paesino vicino a Roma. Musica, danza, religione, tradizione e modernità, scultura e filosofia vengono esplorati in questo documentario attraverso le parole dello stesso Daniélou, tratte dall’autobiografia “La via del labirinto”. Danielou è considerato "l’uomo che ha portato l’India in Occidente” e della cui esperienza hanno raccolto in seguito innumerevoli suggestioni musicisti contemporanei come Philip Glass, Steve Reich, i Beatles.

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