"Niente porto d'armi perchè nipote di pregiudicati", 49enne si appella al Tar e vince

L'uomo, originario di Vicari, si era visto negare il rinnovo del porto di fucile per uso venatorio per via delle sue parentele. I giudici amministrativi hanno però accolto il ricorso: l'uomo potrà avere l'arma

Non basta essere parente di un pregiudicato per vedersi negare il diritto al porto d'armi per uso venatorio. E' quanto hanno sostenuto i giudici del Tar, che hanno accolto il ricorso di un 49enne di Vicari che si era visto negare il rinnovo del porto di fucile perchè nipote di pregiudicati. 

A.U. aveva chiesto il rinnovo del porto di fucile, ma si è visto rigettare l'stanza perchè "nipote di soggetti condannati per reati vari, tra i quali l'associazione mafiosa, e pertanto il contesto familiare non assicura sufficienti garanzie e non esclude la possibilità di abuso". L'uomo si è allora rivolto agli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, che hanno proposto un ricorso davanti al Tar Sicilia lamentando "una grave forma di eccesso di potere per contraddittorietà manifesta tra atti successivi della pubblica amministrazione".

Il ministero ha sostenuto che "il vincolo associativo che lega i familiari a cosa nostra è indissolubile e caratterizzato dal totale asservimento agli scopi illeciti dell'organizzazione criminale". Ma la tesi non ha convinto nè il Cga nè il Tar, che ha accolto il ricorso "confermando l'orientamento giurisprudenziale secondo cui la mera sussistenza di un rapporto di parentela con un soggetto pregiudicato non è, di per sè e in assenza di ulteriori elementi, indice di una capacità di abuso delle armi". Al 49enne sarà quindi rilasciato il porto di fucile, mentre il ministero dell'Interno pagherà le spese giudiziali. 

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