Cronaca

Processo su trattativa Stato–mafia, il governo è parte civile

A renderlo noto Palazzo Chigi al termine della riunione dell'esecutivo, rendendo pubblica la deliberazione del Consiglio dei ministri. Lunedì il giudice Morosini dovrà decidere se rinviare a processo gli imputati dell'inchiesta

Piergiorgio Morosini

Il governo ha deciso di costituirsi parte civile all'udienza preliminare del procedimento penale dinanzi al tribunale di Palermo a carico di Leoluca Bagarella e degli altri 11 imputati per la presunta trattativa Stato-mafia. Lo ha reso noto Palazzo Chigi al termine della riunione dell'esecutivo, rendendo nota la deliberazione del Consiglio dei ministri. Lunedì 29 ottobre, infatti, il giudice di Palermo Piergiorgio Morosini dovrà decidere se rinviare a processo gli imputati dell’inchiesta.

Gli imputati sono 5 mafiosi: Leoluca Bagarella, il capolista, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Antonino Cinà e il pentito Giovanni Brusca; 3 politici: Calogero Mannino, Marcello Dell'Utri e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, che risponde solo di falsa testimonianza; ci sono poi 3 carabinieri, i generali Mario Mori e Antonio Subranni e l'ex colonnello Giuseppe De Donno. Infine è imputato anche Massimo Ciancimino, che risponde, oltre che della trattativa, di concorso in associazione mafiosa e calunnia aggravata. I reati contestati per i presunti accordi fra Stato e mafia, risalenti al periodo delle stragi del '92-'93, sono quelli di attentato, con violenza o minaccia, a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato, tutto aggravato dall'agevolazione di Cosa nostra. I Il patto sarebbe stato suggellato da ex ministri, per mezzo di mafiosi e di un personaggio ritenuto dagli inquirenti "border line" come Dell'Utri, per evitare nuovi attentati: in cambio sarebbe stato offerto un ammorbidimento del 41 bis, il regime di carcere duro previsto per i detenuti legati a Cosa nostra.

La decisione del governo, di costituirsi parte civile nel procedimento per la trattativa Stato-mafia, "può essere un segnale importante di attenzione da parte dello Stato, per l'accertamento di quel che accadde in uno dei periodi più bui e ancora da chiarire, del passato recente del nostro Paese". Lo dice il pm Nino Di Matteo, uno dei cinque componenti del pool che da lunedì affronterà l'udienza preliminare, nell'aula bunker di Pagliarelli, davanti al Gup Piergiorgio Morosini, contro i 12 imputati.

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