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Direttore Rai: "Strage di Capaci, il monumento in autostrada è un’infamia"

Carlo Verdelli se l'è presa con le dimensioni dello slargo dedicato alle vittime: "Non ci si può neppure fermare con la macchina perché ti tirano sotto". La lettera del segretario Pd di Capaci, Salvatore Roccalumera

A una settimana dalla puntata di "Porta a porta" con Riina Jr, non si sono ancora placate le polemiche. Anzi, a polemica si aggiunge un'altra polemica. Il direttore dell'offerta informativa Rai, Carlo Verdelli, infatti, difendendo in commissione di Vigilanza la scelta di mandare in onda l'intervista a Salvo Riina, se l'è presa con le dimensioni dello slargo che sull'autostrada Palermo-Trapani è stato dedicato alle vittime della strage di Capaci.

Il segretario Pd di Capaci, Salvatore Roccalumera ha scritto una lettera direttamente a Carlo Verdelli per esprimergli il suo sdegno e per invitarlo a visitare il Giardino della Memoria che si trova nella parte antistante alle stele.

Egregio Direttore,

apprendo con sdegno dalla cronaca parlamentare che durante l'audizione in Commissione di Vigilanza, dedicata all'intervista alfiglio del capo dei capi, Lei non solo ha difeso la scelta di mandare in onda l'intervista a "Porta a Porta", ma si è permesso di definire 'un'infamia' il Monumento dedicato alla strage di Capaci: "Perché di fronte a quel monumento delle vittime della mafia non ci si può neppure fermare con la macchina, perché ti tirano sotto".

Pur comprendendo, con grossi sforzi, visto il ruolo che riveste, che sia legittimo difendere l'intervista fatta a un soggetto che non ha mai preso le distanze dalla mafia e che ha scritto un libro in cui descrive il padre - l'uomo che ha cercato di uccidere la nostra terra a colpi di proiettili e tritolo - come una persona quasi misericordiosa, non posso comprendere come si possa definire "un'infamia" un monumento che per tutto il mondo è simbolo di legalità e rinascita. Ci sono voluti 11 anni di discussioni per decidere come segnalare quel tratto di autostrada: il progetto dell'architetto Costanza Pera è frutto di discussioni sulla sicurezza e sulla fattibilità di una struttura architettonica che poggia su un'autostrada.

Il monumento è formato da due steli, orientate in maniera tale da guardare la casetta "No Mafia", luogo in cui si erano appostati i mafiosi che aspettavano l'arrivo del giudice Falcone per azionare il telecomando del detonatore. Le steli posano sul Giardino della memoria che è nella parte destra dell'autostrada, dove ogni giorno cittadini onesti passano per ricordare i nostri esempi di vita. Lei, come molti del resto, non conosce questo giardino della memoria, semplicemente perché, come molti altri, preferisce fare una foto in un posto tragico che prestare attenzione al luogo. Ogni giorno scolaresche da ogni parte del mondo vengono a visitare il Giardino e la casetta "No Mafia" e restano anche per ore, senza essere "tirati sotto". Inoltre, mi permetta di ricordarLe che non è vero che nell'area di sosta presente in autostrada non è possibile sostare perché "ti tirano sotto". Le posso fare un elenco infinito d'illustri esponenti che ogni anno vengono a farsi fotografare il 23 maggio sotto quelle steli e nonostante questo, ad oggi, nessuno è stato "tirato sotto".

Per noi tutti quelle due steli sono il simbolo dello Stato e dei cittadini onesti. Il monumento è un luogo di memoria, di silenzio, di riflessione e conforto. Pertanto, La invitiamo a partecipare il 23 maggio alla commemorazione che si tiene ogni anno presso il Giardino della Memoria e a non limitarsi ad un passaggio sull'autostrada. La lotta alle mafie è innanzitutto una battaglia culturale e la Rai non può permettersi di non schierarsi dalla parte giusta. E non credo che ci sia dovere di cronaca che possa giustificare tutto questo. Non venga a dirci che il giorno dopo la Rai ha dedicato una trasmissione all'antimafia perché questo ha offeso ancora di più tutti noi: la mafia non può essere messa sullo stesso piano della legalità e non può essere considerata come materia elettorale che merita la par condicio elettorale.

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