Cronaca

Formazione, sciopero alle porte Cisl: "Chiudere col vecchio sistema"

Due gli appuntamenti in piazza per i lavoratori della formazione professionale: 30 aprile e 12 maggio. A proclamare lo stato di agitazione i sindacati di categoria. Migliore (Cisl): "Siano chiusi enti che delegittimano settore. Servono regole rigide"

Operatori della Formazione in sit in - foto archivio

Torneranno in piazza e sciopereranno il 30 aprile e il prossimo 12 maggio, i lavoratori della Formazione professionale siciliana. A proclamare il nuovo stato di agitazione e ad organizzare le manifestazioni, sono i sindacati di categoria Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola. Il primo appuntamento sarà mercoledì 30 aprile, quando si terrà il sit-in regionale dei lavoratori di tutte le filiere in servizio e sospesi, davanti la Presidenza della Regione a piazza Indipendenza a Palermo, dalle ore 10 alle ore 19. Il 12 maggio i lavoratori sfileranno in corteo per le vie del centro del capoluogo siciliano.

"Tre le proposte che avanziamo al governo e ai parlamentari dell'Ars - ha spiegato Giovanni Migliore Segretario Cisl Scuola con delega alla Formazione - la chiusura degli enti di formazione che hanno delegittimato e devastato il settore rendendo i lavoratori e le loro famiglie vittime del sistema, la liquidazione dell'attuale sistema utilizzando le risorse recuperate per pagare le spettanze arretrate ai lavoratori in forte sofferenza, l'utilizzo del Ciapi e l'annualità finanziata per sostenere e garantire gli allievi e l'attuale l'occupazione del personale. Costruiamo un nuovo sistema basato rigide regole di controllo impedendo ad avventurieri di inquinarlo e sulla certificazione e qualificazione degli operatori del settore".

Migliore ha poi aggiunto: "I lavoratori sono stanchi vivono una vera emergenza, i datori di lavoro proclamano la crisi e nella migliore delle ipotesi chiedono l'accesso agli ammortizzatori sociali, quando non preannunciano licenziamenti. Agli Uffici provinciali del lavoro non sono stati forniti strumenti normativi che solo una seria riforma può creare per contrastare tale deriva. Tutto ciò mette a serio rischio le prospettive di occupazione degli oltre 8 mila addetti, di cui 2.500 hanno, a vario titolo, già perso il lavoro e non hanno alcun sostegno al reddito". (Fonte: TmNews)

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