Depistaggio Borsellino, pm Palma sentita come teste: bagarre in aula

A provocare la lite una frase dell'avvocato generale dello Stato contro i difensori di parte civile degli imputati che furono condannati ingiustamente al processo. Udienza sospesa per cinque minuti. Presente anche Fiammetta Borsellino

Scoppia la bagarre in aula al processo sul depistaggio sulla strage Borsellino e il presidente del Tribunale di Caltanissetta Francesco D'Arrigo è costretto a sospendere l'udienza per cinque minuti. A provocare la lite - riporta l'Adnkronos - una frase dell'avvocato generale dello Stato Annamaria Palma, la pm che coordinò con Giovanni Tinebra e Carmelo Petralia le indagini sulla strage di via D'Amelio, sentita come teste indagata di reato connesso: "Io venivo attaccata in aula dai difensori degli imputati che oggi sono parte civile", ha detto Palma. Insorge l'avvocato Giuseppe Scozzola, che difende Gaetano Scotto e Vincenzo Orofino che furono condannati ingiustamente per il processo Borsellino: "Se noi siamo parte civile è perche siamo stati calunniati".

La Palma replica: "Lei sedeva a difendere gli imputati". Scozzola alza ancora di più la voce: "Imputati che sono stati assolti e revisionati. La smetta. Non permetto che un indagato di reato connesso faccia queste affermazioni". E' a questo punto che D'Arrigo ha sospeso l'udienza per cinque minuti. Presente in aula anche Fiammetta Borsellino che è rimasta impassibile ad ascoltare il botta e risposta tra l'avvocato generale di Palermo Palma e l'avvocato Scozzola.

Palma è indagata per calunnia aggravata in concorso con il pm Carmelo Petralia dalla Procura di Messina: "Ho ricevuto dalla Procura di Messina un avviso di accertamenti tecnici irripetibili con delle indicazioni di alcune reati contestatimi che riguardano la necessità di riversare vecchi nastri su nuovi nastri. Ma su questa informazione la Procura di Messina non mi ha ancora ascoltata", è iniziata così la deposizione dell'avvocato genreale dello Stato, difesa dagli avvocati Roberto Tricoli e Luigi Miceli.

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"Non ho mai incontrato personalmente Bruno Contrada. E non ho mai sentito parlare di rapporti tra la Procura di Caltanissetta e il Sisde, salvo leggendo poi i giornali", afferma l'attuale Avvocato generale di Palermo alla ripresa dell'udienza. Lo scorso 5 aprile, Bruno Contrada era stato sentito nel processo di Caltanissetta e aveva detto che "24 ore dopo la strage di via D'Amelio" l'allora Procuratore di Caltanissetta Gianni Tinebra, appena insediato, incontrò nei suoi uffici proprio l'allora numero due del Sisde, Bruno Contrada. Un incontro irrituale, tra un uomo dei Servizi segreti e un magistrato, "fortemente voluto dal Procuratore", come aveva detto allora Contrada. A fare da tramite, per quell'incontro, era stato l'allora capo della Polizia Vincenzo Parisi. Quel lunedì pomeriggio Tinebra avrebbe chiesto aiuto a Contrada: "Mi deve dare una mano nelle indagini", gli disse. Ma Contrada avrebbe nicchiato e avrebbe risposto: "Nei Servizi segreti non facciamo indagini, ma posso darle un aiuto".

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