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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Cinquanta ore di viaggio per portare cibo e farmaci agli ucraini: la missione di un palermitano

Roberto Lannino, insieme al fotografo Carlo Arcidiacono, ha raggiunto il campo di Przemyśl - al confine con la Polonia - a bordo di un furgone per portare aiuti a chi fugge dalla guerra. Poi ha usato lo stesso messo per dare un passaggio in Italia ad alcuni profughi: "Serve più presenza, stiamo pensando di ripartire"

Sono partiti dalla Sicilia carichi di cibo, farmaci e indumenti, hanno consegnato gli aiuti al campo profughi di Przemy?l, al confine tra l'Ucraina e la Polonia, e poi sono rientrati in Italia con alcuni di loro. Tra i protagonisti di questo viaggio umanitario c'è anche un palermitano: Roberto Lannino, 38 anni, funzionario Trenitalia. Da Palermo ha raggiunto Messina per unirsi a Carlo Arcidiacono, 34 anni, fotografo professionista di Lentini, e salire a bordo di un furgone dell'Agesci Sicilia, l’associazione guide e scouts cattolici italiani di cui entrambi fanno parte.

Lì ad aspettarli c'erano altri compagni di avventura. In tutto sei i mezzi, pieni di aiuti, che giovedì scorso hanno lasciato l'Isola per raggiungere i luoghi devastati dalla guerra: un'auto messa a disposizione dal Comune di Sant'Agata Li Battiati, un pullman con 55 posti messo a disposizione da una parroccchia di Messina e altri tre furgoni di associazioni di scout (Cngei, Fse e Masci). 

"Non era prevista una missione, è stata un’organizzazione estemporanea, nata - racconta Lannino a PalermoToday - dal desiderio di fare qualcosa di utile abbracciando a pieno lo spirito scout del nostro motto 'estote parati' ovvero 'sempre pronti'. In poche ore è stato messo in piedi il tutto ed io e Carlo abbiamo detto un 'sì' tanto istintivo quanto inconsapevole. Andavamo a 9 chilometri dalla guerra: poche ore prima di partire era stata bombardata una base a pochi minuti da quel confine". 

Una missione che ha visto in campo anche il Roe, il raggruppamento dell'emergenza per la protezione civile che ha coordinato il gruppo. "Durante il viaggio di andata - continua il capo scout - gli interrogativi erano tanti: saremmo stati realmente utili? Arrivati lì, vedendo con i nostri occhi esseri umani che avevano perso tutto e con il futuro da riscrivere, abbiamo capito che eravamo utili sì, ma sarebbe servito molto di più, molta più presenza". 

Aiuti umanitari dalla Sicilia al confine con l'Ucraina, il racconto per immagini di Carlo Arcidiacono

Al confine con l'Ucraina il gruppo partito dalla Sicilia ha incontrato famiglie intere che viaggiavano per ricongiungersi con i parenti o i conoscenti che vivono qui in Italia. "Abbiamo dato un passaggio - prosegue Lannino -  a 18 di loro. Li abbiamo accompagnati a Rimini, in Campania e a Catania. Due i nuclei familiari - continua il caposcout - che hanno viaggiato a bordo del nostro furgone: una madre con due figli (15 e 20 anni) che sono andati ad Avellino da parenti e un'altra famiglia composta da madre, nonna e due bambini di 12 e 5 anni, che abbiamo affidato ad un assistente ecclesiastico scout, a Casoria, che a sua volta li accompagnerà dalla famiglia che li accoglierà".

Famiglie dove i bambini sono improvvisamente diventati adulti per prendersi cura delle donne, rimaste al momento senza mariti e padri. "Gli uomini - racconta ancora il funzionario Trenitalia - sono al fronte o comunque non hanno lasciato il Paese per combattere se necessario e sono tanti, troppi, i bambini costretti a vivere l’incubo di una maturità raggiunta troppo velocemente". 

Il viaggio di ritorno si è concluso con il rientro a Palermo lunedì scorso. "Il momento più emozionante - dice Lannino - è stato quando abbiamo raggiunto il casello a Tarvisio, in Friuli. Lì le autorità italiane ci hanno fermato per il controllo dei passaporti degli ucraini ed è stato bello vedere come il nostro Paese accoglie i profughi: ci hanno offerto il tè caldo e ci hanno sorriso. E' stata un'accoglienza emotiva, mi sono sentito orgoglioso". Circa 5.400 i chilometri percorsi dai due siciliani. Cinquanta ore di viaggio, divise in cinque giorni. 

Un'esperienza che presto potrebbero ripetere. "Stiamo pensando, sempre coordinati dal Roe, di organizzare un'altra missione per sostenere le famiglie che hanno bisogno di andare via dall'Ucraina per rifarsi una vita o aspettare che il conflitto finisca". Un'esigenza che i due scout hanno sentito forte quando hanno accompagnato l’ultima famiglia a destinazione: "Abbiamo seriamente pensato di fare inversione e tornare lì per portare in Italia donne, anziani, ma soprattutto bambini a cui vorremmo regalare un’infanzia più normale possibile". 

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