Giovedì, 18 Luglio 2024
Mafia

Quella notte di 75 anni fa: Placido Rizzotto sequestrato e massacrato a sangue

Cgil Palermo e Flai: “Nel nome del sindacalista continua il contrasto al caporalato. Sicilia sempre in testa nella classifica sullo sfruttamento in agricoltura”

La Sicilia si conferma la regione con il più alto numero di località e di aree, in tutto 53, in cui si è consolidato in modo sistematico il fenomeno del caporalato. E a Palermo le zone dove il fenomeno del caporalato è più radicato sono in assoluto l’entroterra corleonese e le Madonie. Sono alcuni dati contenuti nel 6° rapporto “Agromafie e Caporalato”  dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil nazionale presentato oggi a Corleone in occasione del 75° anniversario dell’assassinio di Placido Rizzotto.

Un anniversario che è stato ricordato oggi con una deposizione di una corona di fiori al cimitero, sulla tomba di Placido Rizzotto, e poi in piazza Garibaldi con la lettura delle poesie a cura degli alunni delle scuole elementari e medie di Corleone. A seguire, nell’aula consiliare, la presentazione dei dati sul lavoro non regolare in agricoltura.

“Da partigiano e sindacalista, Placido Rizzotto ci ha insegnato a coniugare la lotta per la libertà con la lotta per i diritti sociali. Oggi, a 75 anni dal suo sacrificio – dichiarano il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e Dino Paternostro, del dipartimento Legalità e memoria storica della Cgil Palermo – Rizzotto ci parla ancora con l’osservatorio a lui intestato, ricordandoci che lo sfruttamento del lavoro, in agricoltura come in altri settori, purtroppo non è finito. Anzi, bisogna moltiplicare gli sforzi per tutelare le troppe persone ancora senza diritti”.

Il lavoro non regolare, rivela l’Osservatorio Rizzotto, si concentra quasi tutto nel Mezzogiorno, in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio. Con tassi di irregolarità che superano il 40 per cento. La Sicilia detiene un primato stabile negli anni.  “La Sicilia, con quasi tre quarti del suo territorio destinato all’agricoltura,   si qualifica come il territorio con il più alto numero di aree dopo il Veneto, che ne ha 48, distribuite in metà del terreno rispetto alla Sicilia.   E sempre la Sicilia è prima anche per numero di lavoratori irregolari, che secondo le nostre stime sono circa 61.791 unità - dichiarano Matteo Bellogni dell’Osservatorio, di Jean Renè Bilongo, segretario Flai Cgil nazionale -  In Calabria questo dato ammonta a 22.050, in Veneto siamo a 19.655 unità.  Un record negativo che rimane stabile negli anni anche se la Sicilia è ormai prima in quanto a interventi repressivi, sempre più marcati. Anche il nostro operato sta incidendo fortemente: la Flai è capofila in alcuni progetti come “Diagramma Sud”.

“La giornata è stata l’occasione per rilanciare il nostro impegno nel contrasto a questo fenomeno – hanno detto i segretari Flai Cgil Palermo e Sicilia Dario Fazzese e Tonino Russo – Col sindacato di strada, torneremo nel corleonese come abbiamo già fatto qualche anno fa. E ribadiamo il nostro appello alle imprese sane ad aderire alla filiera della rete agricola di qualità, per dare sempre più forza allo strumento”.

La morte di Rizzotto

La sera del 10 marzo 1948 fu l’ultima sera per Placido Rizzotto, sindacalista socialista, 34 anni. L’incarico di “chiudere” la partita, don Michele Navarra lo diede al suo uomo di fiducia, a quel Luciano Liggio, che, con la sua ferocia, incuteva paura agli stessi picciotti. Il compito di attirarlo in trappola fu affidato a Pasquale Criscione, gabelloto del feudo Drago, che del sindacalista era vicino di casa. Infatti, quella sera di marzo, Criscione si avvicinò a Rizzotto, che stava in compagnia di Ludovico Benigno, suo amico e compagno di partito, trovando un pretesto per attaccare discorso.

Insieme, accompagnarono Benigno nella sua casa al Ponte Nuovo, poi scesero per via Bentivegna a fare due passi. Fino all’altezza di via San Leonardo. Qui fu sequestrato dal gruppo comandato da Liggio. Lo circondarono in strada a Corleone, lo caricarono a forza sulla 1.100 di Liggio, lo portarono in una fattoria di contrada Malvello, lo picchiarono a sangue e gli fracassarono il cranio. Poi buttarono il suo corpo in una foiba di Rocca Busambra.

Nessuno avrebbe mai più saputo niente di Rizzotto, se, nell’estate del ’49, a Corleone non fosse arrivato un giovane capitano dei carabinieri, che assunse il comando delle squadriglie antibanditismo. Si chiamava Carlo Alberto Dalla Chiesa e, come Rizzotto, aveva fatto il partigiano. Il 24 maggio del 2012, dopo il ritrovamento dei resti di Rizzotto a Rocca Busambra, si sono svolti i funerali di Stato nella Chiesa Madre alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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