Pizzo a Brancaccio, condannato uno dei Graviano dopo la denuncia di un imprenditore

Spostandosi su una bici avrebbe chiesto "soldi per i carcerati", minacciando di far chiudere un cantiere. Il costruttore si era ribellato ed aveva avvertito i carabinieri, che avevano arrestato l'imputato il 24 maggio dell'anno scorso. Inflitti 8 anni con il rito abbreviato, anche per la detenzione di un'arma e di droga

L'arma e la droga trovate in casa di Antonino Graviano

Avrebbe raggiunto il cantiere dove imporre il pizzo in sella ad una bicicletta elettrica e poi avrebbe preteso “soldi per i carcerati”, minacciando di far bloccare i lavori. Antonino Graviano, 41 anni, appartenente alla storica famiglia mafiosa di Brancaccio, per quel tentativo di estorsione, avvenuto a maggio dell’anno scorso, adesso è stato condannato a 8 anni con il rito abbreviato. All’imputato era contestata anche la detenzione di una Smith&Wesson 357 magnum con matricola abrasa e relative munizioni, nonché di circa un chilo mezzo tra marijuana e cocaina.

Graviano era stato arrestato in flagranza di reato il 24 maggio dell’anno scorso dai carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Dario Scaletta. L’inchiesta era nata dalla denuncia di un imprenditore che stava ristrutturando un edificio a Brancaccio. Era stato lui a raccontare agli investigatori delle visite e delle minacce di Graviano, che avrebbe preteso soldi per non far chiudere il cantiere.

Secondo la testimonianza della vittima, un giorno, dopo l’arrivo di Graviano nel cantiere, tutti gli operai sarebbero scappati, temendo ritorsioni. L’imputato era stato così pedinato dai carabinieri e alla fine era stato arrestato.

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Dopo una perquisizione nella sua abitazione erano stati ritrovati anche il revolver e la droga, oltre alla bicicletta elettrica con la quale l’imputato sarebbe stato solito spostarsi e andare in giro a chiedere il pizzo. 

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