Martedì, 26 Ottobre 2021
Mafia Bolognetta

Le mani della mafia su edilizia e onoranze funebri: fermati due imprenditori a Bolognetta

Il provvedimento della Direzione distrettuale antimafia è stato emesso nei confronti di Carlo Salvatore Sclafani e Mario Pecoraro, di 46 e 45 anni, considerati vicini alla famiglia mafiosa. Documentate le minacce subite da un imprenditore concorrente nel mondo dei servizi funebri

Per investigatori e inquirenti sono due imprenditori vicini a Cosa nostra, ai vertici della famiglia mafiosa di Bolognetta dopo l'ultimo blitz antimafia, capaci di imporre con metodi poco ortodossi il proprio monopolio in settori come quelli dei servizi funebri e dell’edilizia, riuscendo pure a ottenere commesse pubbliche senza però seguire l’iter previsto. La Direzione distrettuale antimafia ha emesso un fermo d’indiziato di delitto nei confronti di Carlo Salvatore Sclafani, 46 anni, e Mario Pecoraro, 45 anni. Sotto sequestro anche un patrimonio da 4 milioni di euro costituito da aziende, conti correnti e gli immobili delle società a loro riconducibili. L'operazione è stata denominata "Dominio".

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Le indagini dei carabinieri della compagnia di di Misilmeri, condotte da un pool di magistrati che hanno lavorato sotto la direzione del procuratore aggiunto Salvatore De Luca, hanno consentito di focalizzare l’attenzione sui due imprenditori. Secondo l’accusa, ricostruiscono dal Comando provinciale, nel periodo di reggenza di Stefano Polizzi e all’indomani del suo arresto nella maxi operazione Cupola 2.0, i due si sarebbero messi a completa disposizione del capofamiglia e del sodalizio, assumendo un ruolo mafioso centrale nella cittadina di Bolognetta.

Nella gestione monopolistica dell'attività di onoranze funebri sul territorio, Sclafani e Pecoraro avrebbero minacciato un altro imprenditore concorrente, intimidendolo affinché lavorasse meno per non danneggiare le imprese legate agli indagati. ”Inoltre i due si attivavano insieme ad altri - si legge in una nota dei carabinieri - per redigere documentazione falsa da produrre alla corte di Appello di Palermo per ottenere la revoca della dichiarazione di fallimento della società I.c. servizi srl. Successivamente, si occupavano di ripulire il corrispettivo di tale falsificazione reimpiegando il denaro nelle proprie attività imprenditoriali".

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