Centri per l'impiego al collasso: "Continue aggressioni e dipendenti in pericolo"

La denuncia arriva dai sindacati autonomi Cobas-Codir, Sadirs e Siad, che hanno indetto lo stato di agitazione e chiedono all’assessorato regionale al Lavoro una convocazione "per risolvere i problemi funzionali che penalizzano tutto il personale"

Foto archivio

"Continue aggressioni e minacce ai dipendenti dei Centri per l’impiego, che lavorano in costanti condizioni di pericolo". Lo denunciano i sindacati autonomi Cobas-Codir, Sadirs e Siad che hanno indetto lo stato di agitazione del personale. “Nel perdurare dell’assenza di segnali positivi risolutivi - si legge in una nota - entro sette giorni saranno avviate tutte le forme di lotta a tutela dei lavoratori”.

La protesta arriva in un momento di grande lavoro per gli uffici. La tensione, ricordano le sigle, è salita “a seguito delle ultime iniziative rivolte alle misure di politiche attive per l'occupazione come la validazione della did on line, gli avvisi 20-21-22, la ricollocazione, i patti di servizio e Rei, Garanzia giovani, tutte attività che hanno determinato un massiccio e costante afflusso di utenza, in coda già dalle ore notturne. E a causa dell’eccessiva utenza presente agli sportelli le gravi tensioni sono sfociate in veri attacchi violenti ai dipendenti, anche a causa dei rallentamenti dovuti alla lentezza del portale Anpal”.

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I sindacati per voce di Fabrizio Masi, Franco Madonia e Angelo Lo Curto, chiedono all’assessorato regionale al Lavoro una convocazione "per risolvere i problemi funzionali che penalizzano tutto il personale dei Centri per l’impiego dell’Isola ma tale richiesta è rimasta inevasa”. I sindacati denunciano quindi il “gravissimo disagio del personale del Centro per l’impiego di Palermo e in particolare gli addetti al front-office che prestano servizio, oltre che in mezzo a mille difficoltà logistiche, anche in costanti condizioni di pericolo per la propria incolumità, diventando vittime di aggressioni e minacce da parte di un’utenza sempre più esasperata e disperata che ha costretto più volte a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine”.

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