"Caso Bonafede? Moglie di Riina diceva: alla fine scoprirete che i peggiori non siamo noi"

Parla così, in un'intervista al Corriere della Sera, Massimo Giletti: "Dobbiamo andare avanti, la speranza è nella foto che ho nel mio studio: gli occhi di Falcone e Borsellino, quel sorriso deve guidarci"

Io ho un unico obiettivo: tentare di raccontare la verità attraverso le nostre inchieste. La storia di Bonafede conferma che la verità è un'utopia, soprattutto quando tocca il potere dei palazzi. Ho addosso una tristezza personale nel vedere che ci sono ancora troppi misteri: il mantra di Casaleggio era che al minimo dubbio non bisognava avere dubbi. Ma vedo che il palazzo continua a non dare risposte. Sembra di vivere storie passate, il che significa che è cambiato poco o nulla: chi sta al potere prende i germi del potere". Parla così, in un'intervista al Corriere della Sera, Massimo Giletti.

"Mi è rimasta impressa una frase della moglie di Totò Riina: alla fine scoprirete che i peggiori non siamo noi. Ma noi - dice Giletti - dobbiamo andare avanti, la speranza è nella foto che ho nel mio studio: gli occhi di Falcone e Borsellino, quel sorriso deve guidarci". Dove sono finiti i temi leggeri? E' l'effetto Covid? "Ogni stagione ha un suo percorso, quanto è successo non poteva non influire sul racconto, sarebbe stato stonato e fuori luogo affrontare certi temi: il Covid ha infettato anche la scaletta". Una scaletta dove, con i virologi Giletti, non è stato tenero: "La scienza è in continuo divenire, procede per test e tentativi, non arriva subito al risultato: quello che contesto ai Burioni, ai Pregliasco è che non abbiano avuto l'onestà di dire: abbiamo sbagliato". Fatto sta che l'effetto è stato divisivo: "Ognuno di noi ha un suo modo di essere, io sono un po' anarchico, vado controcorrente. Nella liturgia televisiva questo viene spesso criticato, ma ho un pubblico che mi segue per quello che faccio".

Salvini e Meloni, ospiti molto frequenti? "Farne una questione numerica è riduttivo: i politici di sinistra fanno scelte diverse da quelli di destra, che tendono ad andare più spesso in televisione. Zingaretti, per dire, è più cauto, anche se da me è venuto due volte. La vera cosa importante è una: le domande che si fanno". La Lega vorrebbe Giletti candidato sindaco a Torino e lui risponde dritto: "Mio fratello ebbe un voto nullo quando ci fu l'elezione di Mattarella: in famiglia abbiamo già dato". E i toni 'caldi' cui si arriva spesso durante le sue trasmissioni? "Nella tv italiana la dialettica è sempre stata molto accesa, penso che la passione sia sempre un vantaggio, poi gestirla è il compito di chi fa questo lavoro: l'importante è riportare il discorso al contenuto di cui si discute".

La domenica è il giorno più difficile per gli ascolti, con la fiction su Rai1 e poi Fazio su Rai2 e Barbara D'Urso su Canale5, ma Giletti non ha scelto il giorno a casa: "Con il calcio è ancora più complesso, ma mi sono sempre piaciute le sfide difficili, anche Cairo disse che era una follia, ma io scelsi la domenica per misurami con Fazio". Perché? "Misurarsi con i numeri è sempre molto più interessante e stimolante. Quando portai La7 al 13% e battemmo Rai1 fu una soddisfazione enorme". E Fazio, com'è? "Ha tantissimi meriti e un modo di fare tv diverso dal mio: io faccio inchieste, lui fa intrattenimento". E Barbara D'Urso? "È un tesoro per Mediaset, è una stacanovista straordinaria, il problema è che se fai tanta quantità inevitabilmente perdi di qualità".

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