"Basta stupri": flash mob di centinaia di donne davanti al Teatro Massimo

Hanno messo in scena la performance "Un Violador en tu Camino”, ideata dalla donne cilene contro la violenza della polizia, declinando il testo sulle criticità del territorio siciliano e utilizzando anche il dialetto: "U patriarcato ni struppia, scinni fimmina, abbannia"

Attraverso un tam tam mediatico e un vorticoso passaparola centinaia di donne oggi hanno partecipato al flashmob promosso da Non una di meno davanti al Teatro Massimo rispondendo così alla chiamata delle donne cilene di replicare nella propria città e nella propria lingua la performance da loro ideata e attuata contro lo stupro e la violenza patriarcale. “Un Violador en tu Camino” il titolo del flash mob ideato, per l'appunto, dal collettivo femminista #Lastesis nel pieno delle massicce proteste contro il governo di Sebastian Piñera e il sistema neoliberista che governa il paese da oltre 40 anni e contro la brutale violenza della polizia che in pochi mesi si è diffusa in tutto il mondo attraverso la rete internazionale che le donne in lotta hanno saputo costruire in questi anni.

"Oggi, in una delle piazze simbolo di Palermo, abbiamo voluto parlare a tutte le donne della nostra città - affermano le organizzatrici - per spingerle a riconoscere la violenza che subiamo nei luoghi di lavoro o di formazione, attraverso la comunicazione mediatica che ci descrive come oggetti, nel privato delle nostre case e nell’intimo delle nostre relazioni. La violenza di genere ci riguarda tutte, invade ogni ambito della nostra vita, ad ogni latitudine con forme diverse. Per questo abbiamo deciso di fare nostra l'azione delle donne cilene e di declinare il loro testo sulle criticità del nostro territorio, utilizzando anche la nostra lingua siciliana. Vogliamo trasmettere in pochi minuti la forza che noi tutte insieme possiamo costruire, riconoscendo la violenza troppo spesso taciuta e ribaltando gli stereotipi sessisti. Ad accompagnare la nostra performance - continuano - un ritmo del Sud, scandito da tamburi, che ci lega immediatamente a tutte le donne dei sud del mondo in cui la violenza di genere assume sempre più le forme della devastazione dei territori e delle comunità che li abitano. Facciamo nostre le parole delle donne cilene ed esprimiamo la nostra rabbia per chi insiste a dire che ce la siamo cercata, per chi non ci crede e punta il dito contro la vittima riabilitando l’aggressore, per chi usa i nostri corpi come oggetto di marketing, per chi taglia i servizi caricando ancora di più le donne di lavoro gratuito e non riconosciuto. Trasformeremo - concludono - il silenzio in grido di rivolta e lotteremo ancora perché nessuna resti mai sola!".

Il testo completo della performance

La colpa è del patriarcato
il braccio armato dello Stato
dice che sono il problema
giustificando il suo sistema.

U patriarcato ni struppia
Scinni fimmina, abbannia
Nzoccu a statu nta lu scuru
Ora nesci comu un tronu

Femminicidio
Impunità per l'assassino
è l'abuso
è lo stupro

E a curpa unn'era mia ne Unni ia ne comu vistia 

Lo stupratore eri tu
Lo stupratore sei tu

E' lo Stato,
E' l'oppressione
Il capitalismo
e il potere

Lo Stato oppressore è un vile stupratore
Lo Stato oppressore è un vile stupratore (X2)

Lo stupratore eri tu
Lo stupratore sei tu

Siamo il grido
altissimo e feroce
di tutte quelle donne
che più non hanno voce

Nuatri ittamu vuci
Un la vulimu a cruci
Di tutti chiddi fimmini
Ca chiú un'hannu vuci

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