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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

"Hanno pilotato il fallimento della catena Hessian": arrestati 3 imprenditori, sequestrati 6 negozi

La guardia di finanza ha messo ai domiciliari Cesare Ciulla, 61 anni; Patrizia Giannettino, 59 anni; e Noemi Ciulla, 27 anni. Le accuse sono bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio: avrebbero condotto la società "madre" verso il default, garantendosi la possibilità di mandare avanti, sotto un’altra insegna, gli affari

Avrebbero svuotato una società aprendone altre con la stessa sede legale e operativa, mandando la prima in fallimento e lasciando un buco di circa 1,2 milioni di euro. La guardia di finanza ha arrestato e messo ai domiciliari Cesare Ciulla, 61 anni; Patrizia Giannettino, 59 anni; e Noemi Ciulla, 27 anni; titolari dei negozi di borse, abbigliamento e accessori Hessian. La guardia di finanza ha anche proceduto al sequestro preventivo del capitale di quattro società e sei negozi di abbigliamento sparsi tra il centro di Palermo e Cefalù per un valore di tre milioni.

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Per gli imprenditori, amministratori di fatto e di diritto della nota catena, le accuse sono quelle di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Il gip ha applicato loro anche la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercizio di attività d’impresa per la durata di un anno.

A condurre l’inchiesta, sotto il coordinamento della Procura, gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria Gruppo tutela mercati capitali, che hanno indagato sugli imprenditori tramite intercettazioni e accertamenti contabili che avrebbero svelato “un articolato ‘sistema di società - si legge in una nota - ideato e realizzato da un’unica regia riconducibile agli indagati, frutto di una complessa pianificazione distrattiva, finalizzata a proseguire l’attività attraverso la costituzione di nuove società aventi similare compagine societaria e governance nonché identici asset che rappresentavano la continuazione aziendale della precedente impresa”.

Attraverso questo meccanismo la società "madre" sarebbe scivolata lentamente verso il fallimento, lasciando però agli imprenditori la possibilità di mandare avanti, sotto un’altra insegna, l’attività di vendita di capi d’abbigliamento e accessori. "Le società e i negozi sequestrati - aggiungono dal Comando provinciale - sono stati affidati a un amministratore giudiziario nominato dal tribunale di Palermo affinché li gestisca nell’interesse della collettività, con il compito di garantire la continuità aziendale e mantenere i livelli occupazionali, per preservare i diritti dei lavoratori e della stessa utenza".

"Ancora una volta i finanzieri di Palermo hanno fatto emergere le condotte fraudolente poste in essere da noti imprenditori palermitani che hanno portato al fallimento della società di famiglia con il fine di continuare a svolgere le attività commerciali con altre società riconducibili agli stessi indagati", commenta il comandante provinciale, generale Antonio Quintavalle Cecere. "Si tratta di un danno rilevante per l'economia sana della città, già duramente messa alla prova dal periodo di lockdown. Basti pensare che, da un recente studio relativo alle procedure fallimentari aperte nel primo semestre 2021, tra le regioni più grandi solo la Sicilia registra un incremento rispetto al primo semestre 2019 del + 1,4% - dice -.  Continua pertanto incessante l'attività investigativa della guardia di finanza di Palermo - coordinata dalla locale Procura della Repubblica - a tutela dell'ordine economico e degli imprenditori che operano nel rispetto delle leggi".

"Contrastare i reati fallimentari assume un'importanza centrale per la tutela dei creditori delle società fatte fallire illegalmente, che possono essere soddisfatti solo attraverso l'individuazione dei proventi illeciti oggetto delle distrazioni", spiega il colonnello Gianluca Angelini, comandante del nucleo di Polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Palermo.
"Proventi illeciti che spesso vengono poi utilizzati anche per finanziare altre attività commerciali - sottolinea -, inquinando il tessuto economico sano e alterando le regole del mercato e della leale concorrenza. Al riguardo, l'impegno della guardia di finanza è sempre rivolto alla tutela dell'economia legale, colpendo tutti quei fenomeni che costituiscono ostacolo alla crescita e alla realizzazione di un mercato trasparente e pienamente concorrenziale, a tutela dei cittadini e degli imprenditori onesti e rispettosi delle regole".

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