Il film su Buscetta al cinema dal 23 maggio, il figlio del caposcorta di Falcone: "Scelta offensiva"

La pellicola nelle sale nel giorno dell'anniversario della strage di Capaci. Botta e risposta su Instagram tra Giovanni Montinaro e Pierfrancesco Favino, protagonista del film: "Solo marketing, da orfano di quella strage mi permetto di scrivere che è decisamente offensivo". La replica: "Un omaggio senza retorica"

Favino nel ruolo di Buscetta

Il 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, esce nelle sale il film di Marco Bellocchio "Il Traditore" su Tommaso Buscetta. La decisione di lanciare la pellicola lo stesso giorno in cui, nel 1992, la mafia uccideva il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta non piace a Giovanni Montinaro, figlio di Antonio, caposcorta del giudice. Montinaro ha criticato la scelta con un messaggio sul profilo Instagram di Pierfrancesco Favino. 

"Sinceramente, l'uscita nelle sale il 23 maggio è solo marketing - scrive Giovanni Montinaro commentando un post che annuncia l'uscita del film - da orfano di quella strage mi permetto di scrivere che è decisamente offensivo. Nulla di personale, da ignorante in materia, la considero un attore fenomenale. Saluti Giovanni Montinaro".favino ig-2

Qualche commento più giù la replica dello stesso attore: "Caro Giovanni credo di poterla rassicurare circa il desiderio, nella scelta della data, di omaggiare e ricordare quel giorno senza retorica e senza il desiderio di approfittare di un evento così tragico. Le assicuro anche che nel film non troverà niente che potrà farglielo pensare. La saluto con affetto e la ringrazio di avermi scritto".

"Io ringrazio lei per la risposta e mi scuso, sicuramente era meglio un messaggio privato, ma deve comprendere, certi argomenti non mi permettono di riflettere. Le farò sapere che ne penso, per quello che può valere, comunque dopo il 23, capisce bene che quel giorno sono abbastanza impegnato. Saluti", la replica di Montinaro.

La storia inizia con Buscetta braccato in Brasile dai “corleonesi” di Riina e passa attraverso l’amicizia con il giudice Giovanni Falcone e la testimonianza al maxiprocesso che mise in ginocchio l’organizzazione mafiosa per concludersi, dopo le accuse al processo Andreotti, con la sua scomparsa nel 2000 a Miami, dove il "boss dei due mondi" è morto per una malattia e non per mano della mafia.

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(Fonte Today.it)

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