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Monreale sfila per Dolce&Gabbana: le immagini della passerella all'ombra del Duomo | VIDEO

Zeppe altissime e coloratissime, abiti corti e ricamati e accessori vistosi. A sfilare questa volta sotto i tetti arabo-normanni del Duomo di Monreale, illuminato come non mai, non è l'alta moda dedicata al gentil sesso targata Dolce&Gabbana, come quella che ha solcato i tappeti rossi di piazza Pretoria, ma sono le monrealesi agghindate a festa come per le grandi occasioni.

 

"Quando ci ricapita più qualcosa di simile?", commentano alcune signore in equilibrio sul quel tacco 12 acquistato da poco per essere all'altezza dell'evento. "Sarebbe bello che la fontana e la piazza fossero sempre così in tiro e ben tenute", è il pensiero comune di quanti sono stati ore dietro le transenne per rubare con gli occhi quel lusso che in genere posso guardare solo davanti a uno schermo. 

C'è chi mangia con voracità a pochi passi da piazza Guglielmo II, dove modelli magrissimi sono pronti a far conoscere tutti i dettagli degli abiti di Alta Sartoria dedicati all'uomo. Pantaloni corti, occhialoni, scorci della Cattedrale e simboli arabo-normanni dedicati al sito Patrimonio dell'Umanità. Una sfilata che, a partire dalla scalinata dorata montata al primo piano del complesso Guglielmo II, ha circumnavigato l'omonima piazza, tra le note calde e delicate di un pianoforte e gli occhi attenti dei 400 ospiti internazionali invitati da Dolce e Gabbana. 

Proprio all'arabo-normanno sono dedicati i tappeti di piazza Vittorio Veneto che hanno accolto i visitatori provenienti da mezzo mondo, appena scesi dalle loro auto blindate e oscurate. La sfilata, la visita al Duomo e gli occhi puntati alla regalità del Cristo Pantocratore. Prima della cena di Gala al Chiostro dei Benedettini, un aperitivo, ma non di quelli rinforzati, sulle terrazze del Palazzo Arcivescovile dove gli ospiti hanno potuto ammirare forse il tramonto più bello della loro vita. Quello che i monrealesi possono assaporare ogni giorno ma che ieri sera hanno immaginato attraverso le piccole finestre delle loro abitazioni, tra binocoli curiosi e bocche aperte su tutto quello sfarzo che non credevano potesse mai conquistare Monreale. 

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