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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Nuova Giunta, M5s all'attacco: "Totò Orlando simbolo della vecchia amministrazione e condannato in primo grado"

Il consigliere Randazzo: "Lagalla è di bocca buona quando si tratta di valutare i trascorsi giudiziari dei suoi compagni di coalizione. Per non parlare di Renzi che aveva detto che Italia viva sarebbe stata all'opposizione e oggi battezza il proprio assessore in giunta al fianco di Meloni, Salvini e Berlusconi"

La Giunta nominata dal sindaco Roberto Lagalla non convince il consigliere del M5S, Antonino Randazzo. Il pentastellato, rappresentante dell'opposizione a Sala delle Lapidi, punge su alcuni nomi indicati dal primo cittadino.

Giunta Lagalla, ecco chi sono gli assessori

"Ad un mese dall'insediamento di Lagalla - dichiara Randazzo - sta per nascere finalmente la nuova Giunta comunale. Una buona notizia perché la città ha bisogno dell'avvio della macchina amministrativa e non di nomine di consulenti ed esperti. Tralasciando gli stancanti giorni che ci sono voluti per la composizione di questa giunta, legati a quelle logiche di compromesso e di ambizione personale assolutamente di casa nel centrodestra, spicca la nomina di Totò Orlando, decano delle precedenti sindacature di Leoluca Orlando. Una palese contraddizione rispetto alla discontinuità con il passato più volte annunciata da Lagalla in campagna elettorale ma, soprattutto, personalità che al suo attivo ha una condanna in primo grado ad un anno e mezzo per tentata concussione. Secondo la Procura avrebbe fatto pressioni per affidare l’incarico di responsabile dell'ufficio giuridico-amministrativo di Sala delle Lapidi". 

Non c'è solo il sindaco nel mirino di Randazzo. "Questa è la conferma che Lagalla è di bocca buona quando si tratta di valutare i trascorsi giudiziari dei suoi compagni di coalizione e, addirittura, dei suoi assessori. Per non parlare di Matteo Renzi che aveva detto che Italia viva sarebbe stata all'opposizione di Lagalla e oggi battezza il proprio assessore in giunta al fianco di Meloni, Salvini e Berlusconi. Insomma, la più classica spartizione di poltrone in barba ai proclami elettorali".

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