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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Enti locali

Ex province, governo Musumeci ko all'Ars e la "mini riforma" arriva da M5s e Pd: via alle assemblee dei sindaci

Approvata la legge con cui il Parlamento regionale rinvia sine die le elezioni di secondo livello. I deputati pentastellati con un emendamento, intanto, introducono una nuova forma di governo dei territori e i dem ne dettano i tempi. Segnale politico importante: Lega e Fi votano contro il governo

Il governo regionale va sotto all'Ars sul disegno di legge che rinvia le elezioni nelle ex Province, originariamente previste per il 22 gennaio 2022 (e con presentazione delle liste nel giorno di Capodanno). "Musumeci sempre più solo, plastica immagine di un esecutivo ormai allo sbando", commenta il M5s, che incassa un inaspettato successo in Aula: il sì all'emendamento proposto dalla deputata Gianina Ciancio che introduce una novità nell'assetto dei Liberi consorzi e delle Città metropolitane: l'istituzione delle assemblee dei sindaci per il governo del territorio al posto dei commissari, attualmente nominati dal governo regionale. Un sistema inteso, però, come provvisorio, nell'attesa delle elezioni che dovrebbero svolgersi non oltre agosto 2022.

La necessità di rimettere mano al nodo delle ex Province era nata da una sentenza della Corte costituzionale che aveva decretato l'illegittimità della legge Delrio che prevedeva la coincidenza del sindaco metropolitano con il sindaco del Comune capoluogo della Città metropolitana. "La soluzione, individuata e condivisa dalle altre forze politiche - spiega -, prevede che il controllo e l'indirizzo politico degli enti di area vasta passino ai sindaci, che dovranno costituire le Assemblee dei liberi consorzi e le Conferenze metropolitane, dotandosi di un regolamento provvisorio per il loro funzionamento, ad esempio le maggioranze per le deliberazioni. Si concluderà, quindi, la lunga stagione dei commissari che hanno gestito in toto questi enti", commenta la pentastellata, sottolineando che "si tratta chiaramente di un regime transitorio ma che copre un vuoto lasciato dal governo, finora incapace di proporre una soluzione mediata con la maggioranza".

Passa anche l'emendamento a firma del capogruppo pd Giuseppe Lupo, che prevede di insediare entro 30 giorni dall'entrata in vigore della nuova legge le assemblee dei Liberi consorzi e le conferenze metropolitane di cui sono componenti tutti i sindaci facenti parte delle nove circoscrizioni provinciali. "L'insediamento delle assemblee dei sindaci, nelle more della riforma resasi necessaria alla luce della recente sentenza della corte costituzionale, - commenta Lupo - consentirà ai primi cittadini la partecipazione diretta al governo delle ex province".

Il presidente della Regione in Aula non c'era. E nemmeno l'assessore per gli Enti locali, Marco Zambuto. Così, la contrarietà del governo per la piega presa dai lavori del Parlamento è stata rappresentata tutta dall'assessore al Territorio e Ambiente Toto Cordaro che ha definito, non senza irritazione, "riforma" il sistema introdotto dall'emendamento Ciancio.

Il segnale politico che arriva da Sala d'Ercole è importante. Il parlamentare e segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo chiede ancora le dimissioni del presidente Musumeci: "Il ddl sulle Province che è stato approvato oggi, con il parere contrario del governo e dopo l'intervento accorato del capogruppo e dei componenti dello stesso gruppo parlamentare del presidente della Regione, mostra chiaramente che il governatore non ha più una maggioranza, anzi è meglio dire che non può più contare sulla maggioranza con la quale si è presentato ai siciliani". Rincara la dose il M5s: "Musumeci, anche oggi assente - attacca il capogruppo, Giovanni Di Caro - ha continuato a rinviare per quattro anni le elezioni e adesso tenta di far passare la narrazione secondo la quale avrebbe voluto far votare i Liberi consorzi. Abbiamo visto che non è così, perché non ha nemmeno la maggioranza e l'episodio di oggi ne è una rappresentazione plastica".  

Inoltre, il fronte che ha sostenuto la "mini riforma" è bipartisan e ha raccolto ampi consensi anche tra le forze che sostengono - o dovrebbero sostenere - il governo Musumeci in Aula, in primis Forza Italia e Lega. "Questa sentenza - dice Marianna Caronia, parlamentare della Lega intervenendo in Aula - ha di fatto rimesso nelle mani della politica la possibilità di fare scelte importanti invece di correre a un voto frettoloso e azzoppato a gennaio". L'esponente del Carroccio si dice pronta a farsi promotrice di una legge che si basi su tre punti cardine: elezione da parte dei cittadini sia del presidente della provincia sia del Consiglio, riduzione del numero dei consiglieri rispetto al passato e introduzione della doppia preferenza di genere, "in modo che anche in questi organi si possa lavorare con l'obiettivo della parità di rappresentanza per entrambi i generi". Mentre dall'"esterno" del palazzo, l'ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, contesta la nuova legge: "Rinviare ancora il rinnovo delle ex province è un nuovo colpo per la democrazia siciliana. Adesso occorre tornare all’elezione di primo grado per ridare dignità alle istituzioni e responsabilizzare una nuova classe dirigente, vicina ai territori".

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