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Call center, 1.800 lavoratori sfrattati: corteo dei dipendenti Almaviva

Il primo luglio scadrà il contratto di locazione dei locali di via Cordova. Sulla questione è intervenuto anche il governo regionale. La Slc-Cgil: “La soluzione di via Marcellini non può essere accettata perché ci sarebbero circa 2 mila esuberi”

Corteo dei dipendenti Almaviva in via Ruggero Settimo

Un corteo per dire non allo sfratto. Stamattina decine di dipendenti call center del gruppo Almaviva sono scesi in strada sfilando da piazza Croci fino alla Prefettura in via Cavour. Questo perché dal primo luglio circa 1.800 dipendenti rischiano di essere sfrattati dalla sede di via Cordova dove il contratto di locazione dei locali è scaduto lo scorso febbraio e l’azienda aveva chiesto e ottenuto una proroga fino al 30 giugno dal proprietario, il fondo pensione ex Sicilcassa.

I sindacati adesso fanno pressione sul governatore Rosario Crocetta. Il governo regionale da mesi ha approntato un tavolo tecnico con la dirigenza dell’azienda ma ancora non c’è nessuna soluzione. Dieci giorni fa era stato raggiunto un accordo a livello nazionale tra Almaviva e i sindacati che introduceva il contratto di solidarietà per due anni in tutte le sedi e su tutte le commesse scongiurando così i licenziamenti: “Senza accordi su una nuova sede – dichiara Giuseppe Tumminia della Uilcom Uil – l’unica soluzione è l’accorpamento con la sede di via Marcellini”.

Secondo alcune indiscrezioni sarebbe stato ipotizzato il trasferimento dei dipendenti nella sede ex Telecom di via La Malfa: “La soluzione di via Marcellini non può essere accettata – dichiara Rosalba Vella, segretario Slc-Cgil, perchè ci sarebbero circa 2 mila esuberi. Vogliamo la proroga dell’affitto di via Cordova”.

Sulla vicenda interviene il deputato nazionale del Pd Davide Faraone. “Sono vicino ai lavoratori Almaviva che oggi manifestano – dichiara in una nota Faraone - perché da due anni ancora non riescono a ottenere garanzie sulla loro sede e dunque sulla continuità del loro lavoro. Questi stessi lavoratori hanno già dimostrato responsabilità verso l’azienda accettando il contratto di solidarietà proposto, ma ora si sentono a rischio perché le proroghe per gli affitti delle due sedi palermitane sono in scadenza. Sono certo che la Regione e l’azienda troveranno presto una soluzione – conclude Faraone – per garantire una sede unica di lavoro a Palermo per i quattromila dipendenti Almaviva così da non impoverire ulteriormente il nostro territorio”.

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