Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Hacker russi e finti autonoleggi, la mafia dietro la truffa delle carte clonate

Il "cerchio magico" costituto dall'organizzazione criminale vedeva coinvolti hacker russi per clonare le carte e autonoleggi con relativi Pos e conti correnti per truffare e riciclare il denaro. L'ombra di Cosa nostra in una frode da 3 milioni di euro

da sinistra Silvia Como, Rodolfo Ruperti, Guido Longo, Francesco Lo Voi, Siro De Flammineis, Vincenzo Macrì - foto Campolo

Autonoleggi che spuntavano come funghi per aprire conti correnti fittizi e richiedere i Pos, hackers russi che trafugavano codici di carte di credito da rivendere all’organizzazione criminale e infine le vittime, turisti e non, intenti ad affittare automobili. E’ questa la maxi truffa da 3 milioni di euro scoperta dalla polizia e che questa notte, con l’operazione “Free Money” ha portato all’arresto di 24 persone. (LEGGI I NOMI) Dovranno rispondere, a vario titolo, di una cinquantina di capi d’imputazione, tra cui quelli di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di ricettazione, riciclaggio e all’indebito utilizzo di codici di carte di credito clonate. A destare preoccupazione, come spiegato dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, il carattere transnazionale dell’organizzazione e la vicinanza di alcuni degli arrestati alle famiglie mafiose, che così facendo potrebbero aver messo le mani su un nuovo canale d’approvvigionamento (LE INTERCETTAZIONI - VIDEO).

Le indagini della Squadra mobile e della polizia postale, culminate nel provvedimento di fermo firmato dal procuratore capo Lo Voi e dal sostituto procuratore Siro De Flammineis, hanno preso il via nel maggio del 2014. Alla base la segnalazione fatta da un direttore di banca che aveva notato movimenti anomali in un conto corrente. Nonostante la base dell’organizzazione criminale fosse proprio a Palermo, si è trattata di una truffa che ha superato i confini italiani e della quale si sono interessati anche la stampa estera e l’Fbi. La banda di truffatori, per portare a termine il piano, si doveva affidare ad alcuni hacker russi. “A destare preoccupazioni - spiega il procuratore De Flammineis - l’aggravante della transnazionalità del crimine e per questo servirà il supporto della giustizia e delle forze di polizia estere. Tramite delle specifiche chat internazionali acquistavano i codici, poi portavano a termine le operazioni tramite gli autonoleggi intestati ad alcuni soggetti compiacenti”. Il costo dell’acquisto dei codici veniva determinato in base al valore della carta, legato alla data di clonazione e al plafond consentito (ovvero il tetto massimo di contanti prelevabili in un determinato arco di tempo).

Una volta entrati in possesso di queste informazioni la banda poteva effettuare migliaia di transazioni per importi compresi da 100 a 10 mila euro, a volte prelevando qualche minuto prima e qualche minuto dopo la mezzanotte i contanti dai bancomat, così da aggirare i limiti fissati dalle banche. Il meccanismo, semplice quanto ingegnoso, prevedeva l’apertura di aziende di autonoleggio, tra queste una Ideal Cars e la Expo Cars 2015 (sfruttando l’internazionalità dell’evento milanese), di conti correnti intestati a persone vicine agli arrestati, e la richiesta di Pos abilitati al “Pan Manuale” (quindi dove non era richiesta la cosiddetta “strisciata” fisica). Una volta fatto ciò risultava semplice effettuare transazioni economiche simulando la vendita di prodotti e servizi inesistenti, così da fare gonfiare i conti correnti incriminati e svuotarli nel giro di poco tramite bonifici e prelievi. La velocità di tutti questi passaggi, infatti, è stato uno degli elementi fondamentali per riuscire a truffare i cittadini, le loro banche e le assicurazioni.

Nel mirino dei criminali cittadini perlopiù americani, ma anche del nord Europa e dell’Asia, che tramite internet arrivavano nei siti web delle aziende di autonoleggio, utilizzate come e vere e proprie esche. Ma gli hacker, solitamente russi, ucraini o romeni, riuscivano a volte a colpire anche i server e i database di alcuni siti di e-commerce poco protetti, impossessandosi di un lungo elenco di carte di credito. Le vittime della truffa meno accorte, o o semplicemente quelle non dotate di un sistema di sms alert della banca che segnalasse prelievi agli sportelli e pagamenti tramite carta, non si accorgevano di nulla per giorni, permettendo alla banda di riuscire a sottrarre ingenti quantità di denaro: in soli due mesi, riguardo l’autonoleggio Expo Cars 2015 aperto a Milano, sono riusciti a “guadagnare” fino a 500 mila euro grazie all’utilizzo dei Pos concessi alla ditta. Una volta chiuso il cerchio della truffa facevano confluire queste somme in alcuni conti correnti pronti per essere svuotati, così da consentire la spartizione del denaro e la chiusura dell'autonoleggio quando ormai cominciava a "puzzare".

Passaggi che sono stati confermati da intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e osservazioni. “L’epicentro del tutto - spiega il capo della Mobile Rodolfo Ruperti - era situato proprio a Palermo, dove tre organizzazioni criminali dialogavano e lavoravano insieme. Perché sfruttavano gli autonoleggi? Perché si possono fare operazioni, anche per migliaia di euro, direttamente on line”. Oltre ad alcuni soggetti stranieri, riusciti a sfuggire alla polizia ma per i quali sono state attivate tutte le procedure di cooperazione internazionale tra le forze di polizia, gli investigatori hanno suddiviso la banda in tre gruppi: due più “tecnici”, guidati da Bernardo Sanfilippo (27 anni, conosciuto come Dino) e Giovanni Filpo (28 anni), mentre il terzo faceva capo alla famiglia D’Orso, a cui spettava il compito di aprire ditte, conti correnti e procedere con le richieste dei Pos.

“Uno dei soggetti fondamentali per questa truffa - spiega il funzionario di polizia Silvia Como - era Dino Sanfilippo, che con le sue conoscenze tecniche ha permesso alla banda di operare con le carte ritenute ‘sicure’, ovvero quelle americane. Su quelle italiane diceva di non volere lavorare spiegando, come si evince da alcune intercettazioni, i timori del caso: ‘..no io non lavoro con carte italiane! io estero! perché non c'è denuncia! Carte italiane ti arrivano i sbirri a tappo!..”. In tutte queste operazioni, temono gli investigatori, ci potrebbe essere l'ombra della mafia. Il sospetto nasce dalla contiguità di alcuni dei soggetti arrestati con Cosa nostra: Antonio Vincenzo Lo Piccolo, conosciuto come “zio Enzo”, è considerato vicino agli ambienti mafiosi, tanto che nel 2002 venne colpito da una misura di obbligo di soggiorno per mafia. O Vincenzo De Lisi, imparentato con Gregorio Palazzotto, convinvente di Daiana De Lisi, nipote di Enzo, arrestato nel giugno 2014 con l’operazione Apocalisse per reati di associazione mafiosa. O Pietro Scarpisi, condannato anche lui per associazione mafiosa a 5 anni e 10 mesi. E così anche gli altri, legati in qualche modo a soggetti che graviterebbero attorno alle cosche palermitane.

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