Martedì, 27 Luglio 2021
Mafia

Graviano con Messina Denaro al Maurizio Costanzo show: spunta foto coi boss tra il pubblico

Era il 1992 quando i due capimafia si infiltrarono fra gli spettatori della trasmissione per studiare l'obiettivo, un anno prima dell'attentato del 14 maggio 1993 al conduttore Mediaset e a Maria De Filippi. Quello scatto è ora agli atti giudiziari

Maurizio Costanzo

Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro tra gli spettatori del Maurizio Costanzo show. Come rivela il Fatto quotidiano adesso spunta una fotografia che raffigura i due boss mafiosi in mezzo al pubblico un anno prima dell'attentato del 14 maggio 1993 al conduttore Mediaset e all'allora fidanzata Maria De Filippi. Era il 1992 quando i due boss si infiltrarono fra il pubblico della trasmissione per studiare l'obiettivo e la foto è ora agli atti giudiziari.

Quello scatto - rivela "Il fatto quotidiano" - è tra i documenti ufficiali delle nuove indagini su Graviano per l'ipotesi di minaccia al a corpo dello Stato. A mettere sulla buona strada gli inquirenti sembra siano state proprio alcune frasi di Graviano intercettate mentre il campomafia di Brancaccio passeggiava in carcere, ad Ascoli Piceno dove è rinchiuso: è il 24 settembre 2016 quando, in regime di 41 bis, fa rivelazioni interessanti al suo compagno di detenzione Umberto Adinolfi. Gli parla di una trasmissione del Costanzo show a cui fu invitato anche Giovanni Falcone, poco prima dell'uccisione del magistrato, a cui avrebbe partecipato anche lui, Giuseppe Graviano.

Ecco le parole del boss palermitano: "Nel 1992 a Roma, quando c'era Falcone al Costanzo, dove si sedeva, c'erano otto persone. Eravamo io, palermitani, due di Brancaccio, miei, due di... che poi se ne sono andati che avevano un matrimonio e altri due che si sono fatti pentiti, uno di Castelvetrano e uno di Mazara del Vallo: Sinacori e Geraci". Da quelle parole è scattata l'indagine, che ha scandagliato le foto legate alla trasmissione nel periodo individuato. Si è potuto verificare che tra gli spettatori c'erano anche i due boss, lo stesso Graviano e Matteo Messina Denaro, andati al teatro dei Parioli ad assistere allo "Show".

Entrambi, si sarebbe poi scoperto, erano stati inseriti da Totò Riina nella "Supercosa", corpo di elite costruito dal Capo dei Capi dentro Cosa Nostra. Dopo la strage di Capaci ad opera di Giovanni Brusca e delle famiglie di Altofonte e San Giuseppe Jato la direzione operativa delle stragi successive passò direttamente nell'orbita di Graviano, condannato con il fratello Filippo per le stragi del '92, del '93 di Milano e Firenze (10 morti) e per le bombe di Roma alle basiliche, oltre che per l'attentato fallito a Costanzo.

Otto killer di Cosa Nostra in platea al Teatro Parioli di Roma per uccidere Giovanni Falcone, otto killer a sorvegliare le mosse del direttore degli affari penali che il capo dei capi Totò Riina voleva morto alla fine del febbraio del ’92. Non si tratta della prima volta che emerge questa gravissima vicenda: ne avevano parlato in passato anche pentiti come Francesco Geraci e Vincenzo Sinacori. Alla fine del 1991 Totò Riina a Castelvetrano aveva annunciato l’inizio della stagione stragista, ordinando ai trapanesi di andare a Roma per uccidere il giudice. Cosa che però non avvenne subito, e non si sa perché. Forse Riina cambiò programmi. I suoi uomini tornarono in Sicilia. Pochi giorni dopo venne ammazzato il parlamentare siciliano della Dc Salvo Lima. Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia a Capaci il 23 maggio 1992. Nell'attentato persero la vita anche sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Il Fatto sottolinea però che le parole di Graviano sulla sua partecipazione al Costanzo Show corrispondono a verità precisando comunque anche che la sera in cui il boss era alla trasmissione, l'ospite di punta non era Falcone ma un altro personaggio importante. Dopo quella puntata in tv, l'attentato fu rinviato per più di un anno e realizzato il 14 maggio. A salvare il conduttore fu soltanto il caso: quella sera con Costanzo non c'era il solito autista, con la sua Alfa 164, ma un sostituto in Mercedes. Fu quella sorpresa a causare l'attimo di esitazione per i killer, e solo quell'attimo evitò la strage. 

Costanzo era finito nel mirino della mafia in seguito a una serie di iniziative particolarmente pesanti contro la criminalità organizzata. In particolare nel settembre 1991 aveva organizzato una trasmissione a reti unificiate con Michele Santoro per commemorare Libero Grassi, l'imprenditore ucciso dopo aver detto in tv che non avrebbe mai pagato il pizzo. 

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