Venerdì, 30 Luglio 2021
Mafia

Prete palermitano: "Provenzano voleva dissociarsi nel ‘93, ma la Procura non volle trattare"

La rivelazione del sacerdote della Guadagna, Giacomo Ribaudo, che è stato confessore di parecchi mafiosi: "Alcuni boss mi incontrarono dicendosi disposti a consegnarsi, ma sono andato a sbattere su un muro di gomma"

Bernardo Provenzano

Alcuni mafiosi avrebbero riferito nel 1993 al sacerdote palermitano Giacomo Ribaudo, della volontà di Bernardo Provenzano di dissociarsi. Il parroco ne avrebbe parlato con la Procura di Palermo, che però rifiutò qualunque trattativa. A rivelarlo oggi è stato lo stesso Ribaudo in un’intervista al Giornale di Sicilia. Il prete della parrocchia di Maria Santissima del Carmelo ai Decollati, alla Guadagna, ricorda il suo appello televisivo del ‘93 in cui chiedeva ai mafiosi di convertirsi.

"Alcuni di questi - dice il parroco che è stato confessore di parecchi mafiosi - mi incontrarono dicendosi disposti a consegnarsi a condizione che, oltre a uno sconto di pena, non avrebbero mai rivelato nomi o fatti. Riportai la proposta ad alcuni magistrati della Procura di Palermo, tra cui Gian Carlo Caselli e Luigi Patronaggio, ma sono andato a sbattere contro un muro di gomma. C’è stato il rifiuto netto e categorico di accogliere le istanze dei mafiosi, perché, mi risposero, lo Stato non tratta con la mafia". Tra i boss incontrati dal sacerdote anche Zu Binnu.

Don Giacomo Ribaudo, 73 anni (in passato fu prete anche nella chiesa della Magione) ha aggiunto: "Già nel ‘93 Provenzano, latitante da trent’anni, era nel mazzo di coloro che si sarebbero voluti consegnare allo Stato, però le istituzioni hanno perso altri tredici anni per catturarlo (l'arresto avvenne solo nell'aprile 2006, ndr). Ai mafiosi non è stato permesso di consegnarsi alle loro condizioni, mentre ai terroristi rossi sì. Perché sono stati utilizzati due parametri diversi?".

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