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Sabato, 21 Maggio 2022
Blitz nei "compro oro"

Riciclaggio di oro all'ombra della mafia, cinque arresti: sequestrati beni e lingotti per 5 milioni

Sono accusati di associazione di stampo mafioso, ricettazione ed estorsione. Sotto la lente di Finanza e Dda una società che avrebbe ricevuto direttive dal mandamento Porta Nuova, diventando il punto di riferimento per ladri e rapinatori che avevano oro "sporco". Ventisette in tutto gli indagati

Sarebbero stati un punto di riferimento per ladri e ricettatori, acquisendo oro di provenienza illecita per poi fonderlo e trasformarlo in lingotti. Alla base del sistema ci sarebbe stata una società che, come ricostruito dagli investigatori anche grazie ad alcuni collaboratori i giustizia, avrebbe ricevuto le "direttive impartite dal mandamento mafioso di Porta Nuova". Ecco le aziende sequestrate: Luca Trading srl, ditta individuale di Giovanni Falanga, ditta individuale Li Calsi Monica, ditta individuale Agugliaro Antonio, ditta individuale Viola Maria. Sono cinque gli arresti della guardia di finanza: vanno in carcere Sergio Rubino, Vincenzo e Rosario Luca. Ai domiciliari invece Francesco Luca e Ilenia Catalano.

La finanza ha eseguito nei loro confronti un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip per associazione di stampo mafioso, riciclaggio, ricettazione ed estorsione aggravati. Sottoposti a sequestro oro, conti correnti e altri ben nella disponibilità di 27 indagati. 

L’attività d’indagine del Nucleo di polizia valutaria di Palermo, guidato dal tenente colonnello Pietro Sanicola, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura che ha passato al setaccio una serie di operazioni considerate sospette. "Sarebbe emersa l’esistenza di un sistema illecito - si legge in una nota - che esercitava un capillare controllo sulle attività di riciclaggio e ricettazione dei metalli preziosi di provenienza delittuosa. Detta società, che sarebbe stata finanziata sul nascere dall’allora reggente della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, nel triennio 2016-2018, ha dichiarato operazioni di cessione di oro per oltre 2,19 tonnellate, per un controvalore di oltre 75 milioni di euro".

In particolare, in base agli elementi raccolti dalle Fiamme gialle, sarebbe emerso "che in una prima fase il metallo prezioso, che sarebbe stato acquistato in totale omissione degli obblighi antiriciclaggio, fiscali e di pubblica sicurezza e con la presunta consapevolezza della sua origine (furti e/o rapine), sarebbe stato sottoposto ad un processo di fusione per essere poi ceduto ad altri operatori del settore sotto forma di lingotti o verghe. Successivamente, per ridurre i rischi e dare una parvenza di legalità alle grandi quantità di oro movimentato, i medesimi imprenditori si sarebbero serviti di soggetti esercenti l’attività di ‘compro oro’, rispetto ai quali sarebbero emersi gravi indizi in ordine all’emissione di false fatture di vendita".

Sono in corso di esecuzione numerose perquisizioni, nei confronti dei soggetti a vario titolo indagati, al fine di reperire ulteriori elementi probatori a supporto delle ipotesi accusatorie formulate.

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