Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca Tribunali-Castellammare / Piazza Marina

Manifestazione contro il summit sulla Libia in centro: "Vertice di falsa pace"

Dall'Arci ai Cobas, dal Partito Comunista a Potere al Popolo, da Radio Aut al Forum Antirazzista, tantissime le sigle che hanno aderito al corteo da piazza Marina al teatro Massimo per chiedere ai grandi della Terra di liberare il Mediterraneo diventato - con la loro complicità - un cimitero

Il corteo

Ha sfilato per le vie del centro la contro-manifestazione organizzata da movimenti di sinistra e comitati ieri pomeriggio in contemporanea con 
la Conferenza sulla Libia a Villa Igea. Ad aprire il corteo, partito alle 17 da piazza Marina e arrivato davanti al teatro Massimo, uno striscione in cui si chiede 'Verità per Giulio Regeni'. I manifestanti hanno sventolato bandiere della Trinacria e del No Muos in un'area presidiata dalle forze di polizia, mentre un elicottero ha sorvolato per tutto il pomeriggio la zona. In piazza tantissime sigle dall'Arci ai Cobas, dal Partito Comunista a Potere al Popolo, da Radio Aut al Forum Antirazzista Palermo.

Conferenza sulla Libia, c'è chi dice no al summit: tutte le contro manifestazioni

"Palermo - dicono i manifestanti - è stata scelta per il summit per la sua collocazione al centro del Mediterraneo, un mare che, con la complicità degli ultimi governi, si è trasformato in una zona di guerra e in un cimitero. La Sicilia invece d'essere il naturale crocevia di pace, fratellanza, solidarietà fra i popoli delle diverse sponde del nostro mare, è stata trasformata per gli interessi delle grandi potenze in una terra militarizzata, una portaerei e una sede di basi militari controllate dagli americani e dalla Nato come Birgi, Sigonella, il Muos di Niscemi, Lampedusa, Pantelleria". Da qui il titolo scelto per la mobilitazione: "Liberiamo il Mediterraneo".

Secondo i manifestanti il summit in corso a Villa Igiea è un "vertice di falsa pace": "Anche il popolo Libico è vittima di questa modalità di gestione dello scacchiere internazionale, costretto a vivere una condizione bellica permanente. Chi non è riuscito a mettersi in salvo, ad esempio scappando verso gli stati limitrofi, vive una costante quotidianità fatta di segregazione e morte".

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