Diploma con "l'aiutino" in cambio di soldi: due professori accusati di corruzione

Nel 2016 i docenti avrebbero ricevuto più di mille euro da un alunno di un istituto parificato di Palermo. Indagati anche altri insegnanti della stessa scuola e un dipendente dell'Università. Protesti "spariti": nei guai anche un dipendente della Reset

Documenti manomessi per fare "sparire" protesti cambiari (l'atto con cui un pubblico ufficiale constata la mancata accettazione o il mancato pagamento di una cambiale o un assegno ndr) e diplomi di licenza superiore attenuti con "aiutini", tutto a fronte di vantaggi e regali. Sono gli illeciti scoperti dalla polizia che ha dato esecuzione a un'ordinanza di applicazione di misura cautelare personale per i reati di corruzione e falso in atto pubblico nei confronti di F.S., D.N.V., docenti di ruolo presso un istituto professionale palermitano (non è stato reso noto il nome ndr), e S.A., dipendente della Reset.

I provvedimenti nascono da indagini svolte dalla Squadra Mobile, sezione Anticorruzione. Per F.S. e S.A è stato disposto il divieto di dimora a Palermo, mentre a carico del D.N.V.  è scattata la sospensione del pubblico servizio di docente per sei mesi". L’indagine ha riguardato da un lato la Camera di Commercio di Palermo e le procedure volte alla cancellazione dei protesti cambiari, dall’altro il settore scolastico.

All'inizio l'attenzione degli inquirenti si è concentrata su un dipendente della Camera di commercio, addetto all’Ufficio Elenchi Protesti che, "abusando della pubblica funzione, suggeriva agli utenti modalità fraudolente per la definizione delle pratiche di cancellazione di protesti cambiari; ottenuta l’illegittima cancellazione. Riceveva in cambio regalie varie da parte degli utenti stessi". Inoltre, l’indagine ha permesso di ricostruire diversi casi di peculato a carico del dipendente che per l'accusa "nell’esercizio delle sue funzioni, si appropriava di denaro contante che gli utenti gli consegnavano per il rilascio di visure camerali o certificati attestanti l’esistenza o meno di protesti cambiari".

A carico del pubblico impiegato il gip non ha ravvisato però esigenze cautelari perchè già trasferito ad altro incarico che escludeva il rapporto con l’utenza e il maneggio di denaro. Pur restando indagato per i reati di corruzione, peculato e falso. In un caso è emerso il coinvolgimento di S.A., quale intermediario tra lo stesso impiegato della Camera di Commercio e un privato che richiedeva la cancellazione di protesti cambiari elevati nei suoi confronti e della moglie. Un "favore" al quale è seguito un regalo.  

Polizia-7-24L'indagine si è poi ampliata portando gli inquirenti nel campo scolastico accertando "la compravendita di un diploma di Maturità tecnica conseguito nell’anno scolastico 2015/16 da un alunno di un Istituto scolastico paritario di Palermo".

"S. A. - si legge in una nota della polziia - in qualità di intermediario con F.S. e D.N.V., all’epoca amministratori di fatto della scuola superiore parificata, quindi pubblico ufficiale., al fine di far conseguire al giovane il diploma di maturità, accettavano la promessa di ricevere in cambio la somma di 3.000 euro. In esecuzione dell’accordo criminoso, agevolavano il medesimo nel corso della prova scritta per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, ricevendo in cambio la somma di denaro dell’importo di circa 1.300 euro". Risulta indagato anche un dipendente dell’università di Palermo, "quale altro intermediario unitamente al S.A., nei confronti del quale il gip non ha ravvisato il ricorrere di esigenze cautelari".

Inoltre, a carico di F.S. e D.N.V. il provvedimento cautelare contesta reati di falso perchè, in qualità di amministratori dell’Istituto parificato, avrebero attestato "falsamente a favore di alcuni docenti scolastici lo svolgimento del servizio di docenza presso il predetto istituto, consentendo ai medesimi di ottenere le attestazioni di frequenza, utili per maturare punteggio nelle graduatorie ministeriali. Infine, formavano atti ideologicamente e materialmente falsi ed in particolare: attestavano -a distanza di tempo- nei registri di classe la falsa presenza di alunni, attribuendo a questi ultimi anche false votazioni; formavano elaborati scritti apponendovi la firma di docenti ed alteravano elaborati riferibili alle prove scritte per il conseguimento del diploma di maturità, dando agli stessi voti non corrispondenti alla effettiva valutazione".

Sempre per falso, risultano indagati altri docenti dello stesso istituto paritario,  per i quali il gip non ha ravvisato la sussistenza di esigenze cautelari.

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