Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Montegrappa-Santa Maria di Gesù

Coca dal Belgio, boss del Villaggio scagiona la fidanzata: "Veniva a Palermo solo per me"

Inchiesta "Up and down": per gli imputati le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. Il palermitano Vincenzo Giudice, condannato a 18 anni di carcere, depone in aula e tenta di scagionare la compagna Rania El Moussaid

"Rania viaggiava per Palermo perchè siamo fidanzati e vivevo là, mi veniva a trovare e collaborava con la mia agenzia di scommesse. Solo per questo aveva rapporti con Carmelo Fallea". Il quarantaduenne palermitano Vincenzo Giudice, condannato a 18 anni di carcere nello stralcio abbreviato dell'inchiesta, depone in aula e tenta di scagionare la compagna Rania El Moussaid, 35 anni, originaria del Marocco ma da sempre residente ad Agrigento. La sua citazione, davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, era stata chiesta all'udienza precedente dal difensore della donna, l'avvocato Salvatore Pennica.

Il processo scaturisce dall'inchiesta “Up and down”, vale a dire “su e giù”. Un traffico di cocaina sull’asse Belgio-Favara passando per Palermo. La droga, sostiene l’accusa, arrivava dal Belgio alla Sicilia facendo un giro lunghissimo e i componenti della presunta organizzazione si spostavano per acquistarla o, semplicemente, contrattarne prezzo e quantitativo. 

Sul banco degli imputati, oltre allo stesso Carmelo Fallea, 45 di Favara, e a Rania El Moussaid, siedono: Gaspare Indelicato, 37 anni; Calogero Presti, 47 anni e Carmelo Vaccaro, 42 anni. Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. Contestati anche svariati episodi singoli di cessione o detenzione ai fini di spaccio.

Sarebbero stati loro a gestire la cellula favarese dell'organizzazione. L'istruttoria dibattimentale è conclusa. Il difensore della donna (nel collegio anche gli avvocati Daniela Posante, Giovanni Castronovo, Antonino Gaziano e Salvatore Virgone) vuol fare emergere la circostanza che i viaggi dell'imputata a Palermo non sarebbero stati motivati dal suo ruolo nell'organizzazione criminale ma dalla relazione con l'altro imputato. Il 21 dicembre è in programma la requisitoria.

Rania El Moussaid era stata arrestata nel dicembre 2016. Secondo l'accusa si occupava della logistica e fungeva da garante con il venditore di Palermo, Vincenzo Giudice, con il quale ha una relazione sentimentale. Era stata arrestata all’aeroporto di Catania, appena scesa da un aereo che l’ha condotta in Italia. La donna avrebbe curato le comunicazioni tra Giudice, accusato di avere ceduto l’hashish che veniva spacciato a Favara, e Carmelo Fallea, uno degli imputati.

Vincenzo Giudice è un soggetto di spicco della malavita palermitana, uno dei boss che voleva ricostruire la cupola di Pagliarelli, e definito il nuovo capomafia del Villaggio Santa Rosalia. Vincenzo Giudice. Giudice, nonostante fosse agli arresti domiciliari, si recava nell’abitazione di Rania El Moussaid. Secondo l’accusa l’hashish veniva acquistato a Palermo, mentre la cocaina, una volta al mese, direttamente in Belgio, nascosta all’interno di pacchi spediti, ovviamente con destinatario e mittente fasulli, tramite le diverse società di trasporti e traslochi che regolarmente compiono viaggi da e per il Belgio a favore soprattutto dei molti emigrati favaresi. È stato proprio il percorso che seguiva lo stupefacente verso il basso dal nord Europa all’Italia a dare il nome all’indagine “Up & Down”. Giunti a destinazione i pacchi venivano - ricostruisce l'accusa - ritirati direttamente al deposito degli spedizionieri, che fungevano, del tutto ignari, da corrieri.

Fonte: AgrigentoNotizie

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