Spaccio tra Sperone e corso dei Mille, droga consegnata a domicilio anche a scuola: 4 arresti

A condurre le indagini i poliziotti del commissariato Brancaccio. Sequestrati tre laboratori e dosi di crack, marijuana e coca. I pusher intercettati: "Siamo rimasti senza formaggio, le vuoi prendere 5 buste di formaggio"

Parte della droga sequestrata

Droga venduta per strada nella zona dello Sperone ma anche a domicilio, spingendosi fin dentro i corridoi di una scuola, l’Alberghiero Piazza di corso dei Mille. La polizia ha arrestato quattro persone in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal gip Marco Gaeta che, su richiesta del sostituto procuratore Giorgia Spiri e in attesa del processo, ha disposto la detenzione in carcere per Carmelo Tinnirello (45 anni) e l’obbligo di dimora per Cristofer Riahi, Lorenzo Nicosia e Giovanni Brunetto. Respinte le richieste avanzate dal pm per altri quattro soggetti.

A condurre le indagini i poliziotti del commissariato Brancaccio dopo alcuni arresti e la scoperta di un laboratorio all’interno del quale sono stati sequestrati 50 grammi di cocaina, 16 grammi di hashish e 15 dosi di crack. Le successive attività di intercettazione sono servite a focalizzare l’attenzione su un gruppo che, secondo gli investigatori, avrebbe gestito lo spaccio nella zona di piazza Scaffa. A conferma dei sospetti il ritrovamento di un altro laboratorio in cui c’erano cocaina, crack, marijuana e anche un litro di metadone.

Come si suol dire però “non c’è due senza tre”. Tanto che meno di un anno dopo è stato trovato un terzo laboratorio in provincia utilizzato per il confezionamento dello stupefacente, a Casteldaccia, costato l’arresto per due soggetti tra i quali c’era anche Carmelo Tinnirello, condannato in primo grado dal gup a 9 anni di carcere e attualmente detenuto in attesa del processo d’appello. “Ti è arrivata la notizia di Carmelo?”, chiedeva uno. “No, cosa è successo?”, rispondeva il figlio. “Avìa attummuliato”, commentava il padre prima di essere ripreso da una donna: “Ancora! Zitto, devi parlare piano. Tu non hai fatto in tempo a levarti sto ca*** di borsello”.

Che tra gli arrestati ci fossero dei collegamenti sarebbe emerso da alcune conversazioni, captate dalle cimici, durante le quali gli indagati si mettevano d’accordo sulla versione da fornire in caso di grane con la polizia. “Tu gli devi dire che la casa l’hanno affittata”, diceva uno degli indagati riferendosi a uno degli immobili utilizzati come laboratorio. E sui loro contatti frequenti non lascerebbero dubbi anche altre frasi intercettate. “Ne ho preparato un chilo, non avevo niente da fare, mi sono messo a tagliare”. O ancora: “Perché qua siamo rimasti…che dobbiamo fare la spaghettata e siamo rimasti senza formaggio, le vuoi prendere 5 buste di formaggio?”.

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C’è poi l’episodio, risalente a febbraio 2019, della consegna di una “stecca” di hashish direttamente a scuola. “Oh… te lo fai dire in quale classe è? Già mi sono cacato la min**** a girare la scuola. Sto aspettando mio cugino”, diceva Brunetto al telefono con una persona non identificata. E poi ancora: “Io ora me devo andare, stanno chiudendo. Perciò io ho altro 5-10 minuti, vedi dove min**** è? A me che mi**** m’interessa?”. La conferma sulla vendita è arrivata con l’intervento del cane antidroga. Qualcuno, temendo ripercussioni, ha preferito buttarla sul pavimento della sua classe mentre un compagno, messo alle strette, l’ha consegnata agli agenti senza però ricordare o riconoscere il suo pusher.

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