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Officine di falegnameria e tappezzeria in una scuola dello Zen per alunni e abitanti del quartiere

Dopo anni di abbandono, alcune aule della Leonardo Sciascia sono state trasformate. Presto sarà definita la riqualificazione del cortile e del giardino che diventeranno uno spazio per attività ludiche e sportive non solo per gli studenti

Dopo anni di abbandono, alcune aule della scuola Leonardo Sciascia dopo essere state recuperate sono state trasformate in officine. Presto sarà definita la riqualificazione del cortile e del giardino che diventeranno uno spazio per attività ludiche e sportive per gli studenti ma anche per gli abitanti del quartiere Zen di Palermo. Un cortile che diventerà anche un luogo di lavoro, dove rifinire i manufatti delle officine, ma anche un mercato.

Nel quartiere Zen di Palermo sono partite delle officine di falegnameria e tappezzeria grazie al progetto di architettura sociale “Trame, spazio in quartiere". L’Istituto comprensivo Leonardo Sciascia è tra i vincitori del bando Cultura futuro urbano-Scuola attiva la cultura, e ha come partner le associazioni Handala, Send, Liscabianca, il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche dell’Università di Palermo, il Comune di Palermo Assessorato Cittadinanza Solidale e il centro commerciale Conca d’oro. È finanziato dal Mibact Ministero per i beni e le attività culturali direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane. Attualmente sono tredici abitanti del quartiere che apprenderanno nuove tecniche creative e lavorative, si occuperanno di progettare arredi fissi e mobili da utilizzare all’esterno della struttura o in altri spazi del quartiere.

"Questo è un progetto di architettura sociale che racchiude già nella sua denominazione il senso di ciò che l’istituto Sciascia, con la collaborazione di alcune associazioni partner del territorio, ha prospettato e sta realizzando - dice la preside dell'Istituto Stefania Cocuzza -. "Trame" sostanzia i rapporti di progettazione partecipata con le diverse professionalità presenti nel territorio per offrire alla nostra utenza adulta un'opportunità di impresa sociale attraverso tecniche creative e lavorative per la produzione di elementi di arredo e prodotti sartoriali; "spazio in quartiere" vuol rappresentare i quattro locali del nostro istituto lasciati in stato di abbandono da parecchi anni e appena riqualificati che già dal 15 febbraio scorso sono aperti per accogliere un gruppo di abitanti del quartiere nelle officine di falegnameria e tappezzeria e che fino al mese di maggio resteranno attive per la creazione di allestimenti di uno spazio esterno della scuola e di prodotti che faranno parte di un evento finale presso il centro commerciale Conca D’Oro. Parte integrante del progetto è il percorso formativo di orientamento professionale per supportare i partecipanti all’avvio d’impresa, nella prospettiva che questi spazi dell’istituto Sciascia restino uno spazio di relazione costruttiva tra scuola, famiglie ed associazioni del quartiere". 

“Trame” come quelle delle azioni che si intessono ogni giorno, degli incontri, delle trasformazioni e delle creazioni, insomma delle relazioni che si intrecciano con i luoghi per un processo di co-evoluzione: come in un ambiente naturale si svilupperanno strategie di apprendimento, di adattamento alle nuove condizioni messe in atto negli spazi trasformati e nelle relazioni. I manufatti che verranno creati nelle officine saranno utilizzati per arredare alcuni spazi della scuola ma anche altri spazi del quartiere, alla fine verrà realizzato un catalogo degli arredi progettati e sarà a disposizione di tutti.

"Abbiamo messo in piedi un laboratorio del legno - spiega Francesco Belvisi, che conduce il laboratorio sul legno - stiamo costruendo gli allestimenti degli spazi che stiamo utilizzando per le officine. I partecipanti al laboratorio sono molto presenti, curiosi e hanno voglia di impegnarsi, in questi giorni stiamo imparando ad usare correttamente e in sicurezza diversi attrezzi come seghe circolari, seghetto alternativo, il trapano, e abbiamo cominciato a costruire: lavagne, tavoli, porta oggetti appendi grembiuli con mensole per riporre gli attrezzi". 

"Il progetto lo abbiamo pensato prima della pandemia quando abbiamo immaginato una scuola vissuta non solo per le lezioni, ma come spazio aperto al quartiere e alla città, dove costruire relazione, dove gli studenti escono fuori e il quartiere entra dentro - racconta Flora La Sita, l'architetto che ha progettato gli spazi -. E la pandemia ci ha confermato che la nostra intuizione era corretta, ci ha insegnato la grande importanza della scuola. Gli spazi sono stati recuperati in modo semplice, abbiamo riqualificato il giardino e il cortile, aprendo quegli spazi chiusi da anni, rendendoli agibilli. Adesso nel cortile ci sono dei playground colorati a terra che danno una dimensione allo spazio e possono essere utilizzati dagli studenti e dai residenti. La dimensione della scuola con gli studenti chiusi dentro non funziona più, sono necessari spazi fluidi e permeabili dove fare le cose col quartiere e la città tutta. Con questo progetto vorremmo superare gli stereotipi rispetto al rapporto tra lo spazio scuola e il quartiere Zen, una scuola aperta dove si fa impresa, i ragazzi escono fuori e il quartiere entra dentro per autocostruire e progettare insieme in modo orizzontale e creare comunità". 

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