Lunedì, 21 Giugno 2021
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Dalla "calia" ai "babbaluci", senza scordare lo sfincione: la mappa del cibo al Festino

Un ipotetico percorso di ciò che si può mangiare la sera della sfilata del carro della Santuzza. Partenza soft con lo "scaccio", poi si inizia a fare sul serio con "meusa" e "stigghiola" fino a concludere con il "muluni agghiacciato". Avvertenze: munirsi di biochetasi

I babbaluci pronti a essere "sucati" - foto Stefano Cimò

Lo scruscio dei "babbaluci sucati" è uno dei riti da Festino, quando l'omaggio alla Santuzza lascia spazio a manciate da guinnes dei primati. Sì, perché in questa festa religiosa e allo stesso tempo pagana - che unisce i palermitani e chiama a raccolta turisti da ogni parte del mondo - il cibo è un protagonista assoluto. Le escargot alla palermitana (preparate con aglio, olio e prezzemolo) sono soltanto uno dei must del Festino. Il giorno che precede la festa religiosa è infatti il trionfo del cibo da strada: ecco una "mappa" per districarsi tra venditori ambulanti e bancarelle piene zeppe di ogni ben di Dio.

Avvertenza per chi vuole intraprendere questo viaggio del gusto: munirsi di biochetasi - la classica bibitas, secondo storpiatura alla palermitana - in quantità industriali. Non si sa mai. Su cosa mangiare c'è solo l'imbarazzo della scelta. Nell'immenso villaggio gastronomico che si estende lungo tutto il Foro Italico e in punti strategici del Cassaro (dalla Cattedrale a porta Felice), la partenza soft è rappresentata dallo scaccio: la frutta secca può essere un'ottima entrée. Tanto per "allenare" un po' di panza, in vista di performance più impegnative. Dopo il riscaldamento a base di calia e simienza (ceci abbrustoliti e semi di zucca) si può passare tranquillamente alle pollanche, così senza stress.

Festino, tutti gli eventi in onore della Santuzza

A questo punto si potrebbe materializzare davanti a voi la carretta dello sfincionaro. Che fate? Rifiutate e andate avanti oppure vi fermate? Neanche a dirlo: vi fermate per farvi quariare un pezzo di sfincione. Il gioco incomincia a farsi duro quando in successione dovrete affrontare stigghiola, pani ca' meusa e panelle. Un trittico che potrebbe mettere k.o. chiunque e che invece è facilmente superabile regolando sapientemente (se ci riuscite) le quantità.

E' a questo punto che arriva quel tocco di mare, con tutto il suo carico di delicatezza, in grado di stimolare ulteriormente le vostre papille gustative: cozze e ricci. Uno tira l'altro. Stesso clichè dei babbaluci, il trionfo del Festino. Coi crastuna siamo all'apoteosi. Dice il proverbio: "Babbaluci a sucari e fimmini a vasari nun ponnu mai saziari". Difficile contenersi. Una sorta di masculiata obbligatoria prima dei fuochi d'artificio. Tutto finito? Ma quando mai. Anche dopo i tradizionali "botti", la manciata continua. Frutta e dolci, per chiudere in bellezza. Al Festino frutta uguale anguria, o meglio muluni agghiacciato. Da condividere con tutta la famiglia. Per quanto riguarda il dolce, la casa - pardon la tradizione - consiglia cubaita di sesamo, torrone e gelato di campagna, quello fatto di zucchero colorato.

Se in preda ad un barlume di senno decidede di smettere, anche vista l'ora tarda e caldo asfissiante, frugatevi tra le tasche: una bella biochetasi di sicuro non vi farà male.

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