"Il casolare dove fu ucciso Peppino cade a pezzi": appello della famiglia Impastato per salvarlo

L'immobile, che si trova a Cinisi, è di proprietà di un privato. Da anni Giovanni Impastato, fratello del militante assassinato dalla mafia, ne chiede l'esproprio: "Solo promesse e prese in giro. Venga ripristinato e affidato alla collettività come luogo pubblico"

"Il casolare dove fu ucciso Peppino Impastato cade a pezzi, non è agibile e quindi visitabile". Ad affermarlo e lanciare un appello alla politica affinchè intervenga è il fratello del militante assassinato dalla mafia, a Cinisi, Giovanni Impastato. Ogni anno migliaia di persone arrivano a Cinisi, da ogni parte del mondo, per conoscere la storia di Peppino e dopo aver visitato Casa Memoria fanno il percorso dei cento passi verso la casa confiscata che apparteneva al boss Badalamenti (oggi aperta alla collettività come biblioteca comunale, sede di Radio cento passi e sala conferenze di Casa Memoria). "Tutte queste persone - afferma il fratello di Peppino - chiedono di visitare il casolare, che potrebbe essere uno dei luoghi più frequentati d’Italia, dove è stato ucciso Peppino poi fatto esplodere sui binari poco distanti e dove ha avuto inizio il depistaggio". Il casolare però è di un privato ed è quasi sempre inaccessibile. Il proprietario, negli anni ha permesso a Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato, di aprirlo al pubblico solo occasionalmente, tendenzialmente in occasione dell'anniversario della scomparsa di Peppino, il 9 maggio.

Dopo due anni il casolare dove fu ucciso Impastato riapre le porte

Adesso però l'immobile sarebbe diventato anche pericoloso per l'incolumità dei visitatori. "Il proprietario - tuona Giovanni Impastato - è complice di questo scempio, non prendendosi cura del luogo, non avendo rispetto per la figura e la memoria di Peppino e per la sensibilità di tutti coloro che credono in questa storia e nella crescita del nostro Paese, non volendo cedere il bene e chiedendo delle cifre sproporzionate rispetto al giusto valore economico. L’unica via d’uscita a questo punto, con un atto democratico nel rispetto della proprietà privata, dovrebbe essere l’esproprio da parte delle istituzioni competenti, in questo caso il Comune di Cinisi o la Regione Sicilia, ma il Comune e la Regione sembrano totalmente disinteressati. Noi riteniamo sia un fatto gravissimo e un’offesa a chi vuole ricordare e continuare a lottare per una società migliore e chiediamo al più presto possibile, perché già si è perso troppo tempo, che venga ripristinato e affidato alla collettività come luogo pubblico". 

Sono anni che la famiglia Impastato chiede l'esproprio del casolare ma nonostante le promesse l'immobile è ancora di proprietà privata. Nel 2003, durante la gestione commissariale del Comune di Cinisi, è stato posto un vincolo sull'immobile ritenendo il casolare “bene di interesse storico-culturale”. Il 9 maggio del 2014 il presidente della Regione Siciliana Crocetta, accogliendo parte delle richieste di Casa Memoria, dopo una petizione popolare, ha consegnato il provvedimento di vincolo promettendo che a breve ci sarebbe stato l’esproprio che avrebbe consegnato il luogo alla collettività.

L'iter per l'acquisizione del casolare va avanti

"Il governatore - continua Impastato - ha consegnato al sottoscritto la copia della delibera durante la visita al casolare, in contrada Feudo. Da quel momento il silenzio, nessun risultato positivo, solo promesse e prese in giro". Da qui l'appello al nuovo presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, al sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo e all’assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana Sebastiano Tusa. "Speriamo - conclude Impastato - che in occasione del quarantunesimo anniversario dell’assassinio di Peppino si cominci ad affrontare seriamente questa questione e risolverla nel più breve tempo possibile".

Peppino Impastato e il casolare dell'omicidio: "Sempre aperto per i turisti" | VIDEO


 

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