Orlando dal giudice, Salvini torna ad attaccare i sindaci: scontro totale sul decreto Sicurezza

L'ufficio legale del Comune incaricato del ricorso alla magistratura civile. Il Professore: "Tra quattro mesi 80 minori saranno illegali, è la conferma di un provvedimento disumano e criminogeno". Il ministro dell'Interno: "La pacchia è finita". Il costituzionalista Mirabelli: "Sindaci devono applicare la legge, ma..."

Il sindaco Leoluca Orlando non arretra un millimetro sulla sospensione del decreto Sicurezza ed è pronto a rivolgersi al giudice civile. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, torna ad attaccare di nuovo sui social i sindaci che non vogliono applicare il decreto. Palazzo Chigi prende posizione contro l'Anci, che chiede la modifica del provvedimento. 

Governo contro primi cittadini, lo scontro è ormai totale. E dopo gli atti di disobbedienza intervengono anche fior di costituzionalisti. Orlando, che da Palermo si è preso la scena nazionale sospendendo una parte della normativa sulla sicurezza, rilancia la sua battaglia contro il governo Lega-M5S: "Ho dato incarico al capo dell'ufficio legale del Comune di adire davanti al giudice civile per sottoporre la questione del decreto Salvini. Io vado dal magistrato perché non posso andare direttamente alla Corte Costituzionale per violazione dei diritti umani e per violazione di articoli specifici della Costituzione Occorre sollevare la questione incidentalmente in un giudizio".

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"Sono inaccettabili le posizioni degli amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato. Il nostro ordinamento giuridico non attribuisce ai sindaci il potere di operare un sindacato di costituzionalità delle leggi: disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità", hanno sottolineato fonti di Palazzo Chigi. "Se l'Anci desidera un incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative collegate alla legge sull'immigrazione e sulla sicurezza, ben venga la richiesta di un incontro con il governo, al quale anche ilpresidente del Consiglio è disposto a partecipare insieme al ministro dell'Interno".  

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Dopo la risposta istituzionale, è arrivata anche quella di Salvini. I toni, neanche a dirlo, sono tutt'altro che politically correct: "Se c'è una legge approvata dal Parlamento, dal governo e firmata dal presidente della Repubblica, si rispetta. E' troppo facile applaudire Mattarella quando fa il discorso in televisione a fine anno e due giorni dopo sbattersene", ha detto il vicepremier. Mentre, in precedenza, aveva twittato: "Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull'immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia!". 

"E' la prova - ha ribattuto Orlando - che Salvini non ha capito niente e che viviamo in mondi diversi. Io sto agendo da sindaco". Così è stata rispedita al mittente l'invito alle dimissioni. "A Palermo - ha aggiunto - tra 4-5 mesi, 80 minorenni che studiano, lavorano e sono ospiti in comunità dove vivono ben integrati, compiranno 18 anni e dunque saranno illegali: è la conferma che questo decreto sicurezza è disumano e criminogeno". Al momento i minori non accompagnati che si trovano nelle comunità di accoglienza a Palermo,secondo i dati diffusi dall'assessore alla Cittadinanza solidale Giuseppe Mattina, sono in totale circa 250.

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"I sindaci devono applicare la legge, non hanno il potere di disapplicarla se la ritengono in contrasto con la Costituzione e non possono essi stessi direttamente accedere alla Corte Costituzionale per farne dichiarare l’incostituzionalità. Come ogni pubblica amministrazione devono rispettare ed eseguire quello che la legge richiede loro venga fatto". Ha detto il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, in un’intervista al Tg2000. "L'atto che viene ora preannunciato da alcuni sindaci, cioè di disobbedienza o in qualche modo di disobbedienza istituzionale, è in sostanza un atto politico di dissenso nei confronti della legge e preannuncia anche un percorso giuridico" ha spiegato Mirabelli, precisando che "se vi fosse nella legge una disposizione che contrasta con diritti fondamentali della persona, diritti che riguardano sia i cittadini sia i non cittadini e che la Costituzione garantisce un giudizio di incostituzionalità si potrebbe avere. Penso ad esempio - ha concluso - a limitazioni che vi fossero per quello che è il diritto alla salute che è un diritto umano che riguarda tutti o il diritto all'istruzione che riguarda i minori siano essi cittadini siano essi stranieri".

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