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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Politica

Incertezze e pesanti condizionalità sul piano di riequilibrio, ma Orlando tira dritto: "Eviteremo il dissesto"

L'atto approvato dalla Giunta per raddrizzare i conti si basa sugli aiuti dello Stato, che però rischiano di vincolare il Comune per i prossimi 20 anni a misure lacrime e sangue. Dopo l'esame dei revisori, toccherà al Consiglio: intanto è scontro fra dirigenti sulle previsioni di riscossione delle tasse. Il sindaco: "E' l'ora della responsabilità"

Il piano di riequilibrio dei conti del Comune, approvato sabato in Giunta e illustrato oggi dal sindaco Leoluca Orlando, si tiene in piedi sugli aiuti promessi dallo Stato per il 2021; mentre per i successivi vent'anni è costellato da una serie di punti interrogativi.

Questo perché l'erogazione dei contributi per il ripiano del disavanzo è subordinata ad un accordo tra il sindaco e la presidenza del Consiglio, un vero e proprio contratto, che prevede pesanti condizionalità come l'aumento dell'Irpef oltre i limiti di legge, lo stanziamento da parte del Comune di risorse proprie pari ad un quarto del contributo annuo ed altre misure lacrime e sangue, che rischiano di tenere inchiodati i prossimi quattro sindaci e l'intera città: dimezzamento delle circoscrizioni (da 8 a 4), tariffe più salate per l’occupazione del suolo pubblico, per gli impianti sportivi e i mercati generali, aumento dell’imposta di soggiorno, dei servizi cimiteriali, ma soprattutto la vendita delle azioni di Gesap, la società che gestisce l’aeroporto Falcone-Borsellino (22 milioni il gettito previsto).

Come se non bastasse, questa manovra da 1,7 miliardi di euro per il prossimo ventennio (85 milioni all'anno), secondo i dati diffusi in conferenza stampa dal sindaco Orlando, non convince né il ragioniere generale né i dirigenti del settore Tributi. I quali hanno ingaggiato uno scontro senza precedenti con il segretario generale, che assieme all'amministrazione attiva ha portato avanti e sostiene la procedura di riequilibrio. 

Una delibera complessa - piena di incertezze (lo ha ammesso anche il sindaco) - che già fa emergere le perplessità di alcuni consiglieri comunali. Sala delle Lapidi infatti dovrà esaminare un atto in cui il dirigente del settore Tributi, Maria Mandalà, "disconosce la previsione di riscossione coattiva del 75% dei tributi locali" rispetto alla media nazionale del 59,96% (Palermo è al 48%), ritenuta "incongrua e inattendibile" anche dal ragioniere Paolo Bohuslav Basile, tanto da mettere nero su bianco che si tratta di un "profilo di irregolarità insuperabile". Il piano prevede anche il recupero della Tasi, già abolita dal 2020. Adesso il piano sarà al vaglio del collegio dei revisori dei conti, chiamati pure loro a dare un parere che sicuramente contribuirà ad influenzare le decisioni del Consiglio, dove Orlando non ha la maggioranza. 

Comune, il ragioniere propone il "dissesto funzionale" ma c'è il "no" di Marino

Il sindaco Orlando però non si scompone più di tanto e, dopo aver passato in rassegna "il fiorire di interventi" in fase di definizione a Roma con il collegato fiscale e la legge di bilancio, prende il toro per le corna alla sua maniera: "La mia posizione politica è evitare il dissesto e lo stesso messaggio arriva dal parlamento e dal governo nazionale. Chi non ha niente da perdere preferisce il dissesto, chi invece pensa a governare sa che è meglio questo piano. Da Roma non vogliono il dissesto e io mando un messaggio di speranza. E' arrivato il tempo della responsabilità. In campagna elettorale ci andranno tutti, tranne io. Quindi potrei scegliere la strada più semplice, invece ho scelta quella per il bene e il futuro della città. Ora spetta al Consiglio decidere se vuole il dissesto o il riequilibrio dei conti. Se si paleserà una maggioranza iscritta al 'partito del dissesto' ne prenderemo atto. Se invece il piano di riequilibrio va avanti e nel corso degli anni le previsioni in esso contenute non saranno realizzabili, qualcuno potrà dire che la colpa è di Orlando e della sua amministrazione". Che però fra sei mesi non ci sarà più, ma che potrebbe lasciare un pesante fardello per oltre 20 anni.

La narrazione del sindaco in carica è un tantino diversa e arriva a valle delle cifre che il Comune dovrebbe incamerare con il collegato fiscale e la legge di bilancio di prossima approvazione a Roma. "Palermo - spiega Orlando - come le grandi città d'Italia soffre di una crisi di sistema che in Sicilia è acuita dalla difficoltà di riscossione delle tasse da parte dei Comuni e per quanto riguarda il recupero coatto da Riscossione Sicilia. Il nostro Comune ha affidato a questo ente, ora confluito in Agenzia delle Entrate riscossione, un miliardo di euro di crediti, soldi non incassati. Il Comune di Palermo non ha debiti, ecco perché non ci sono le condizioni per il dissesto".

Per il 2021 lo Stato ha pronto con il decreto fiscale un finanziamento da 150 milioni solo per i Comuni siciliani in disavanzo, che porterebbe a Palermo 45 milioni circa, più una quota per le città capoluogo delle Città metropolitane (25 milioni per Palermo). In totale 70 milioni: soldi che permetterebbero di aggiustare il bilancio di Palazzo delle Aquile. Nella legge di bilancio 2022-2024 le cifre non sono ancora definite: si parla di una norma, ancora da approvare, che assegna a tutti i Comuni italiani 150 milioni, compresi gli enti locali siciliani e sardi; mentre con un emendamento già approvato in commissione Bilancio ai Comuni siciliani andrebbero altri 50 milioni. Dopodiché ci sono 2,6 miliardi per il prossimo ventennio: secondo quanto riferito dal sindaco oltre 450 milioni per Palermo dal 2022 al 2042.

Soldi che - ed è qui il nocciolo della questione - non sono "a gratis". Ma, come dicevamo, vincolati ad una serie di condizionalità che coprirebbero l'intero periodo cui fa riferimento il piano di riequilibrio: un peso che potrebbe essere insopportabile specie se venisse scaricato (con l'aumento dell'Irpef in deroga ai limiti di legge) su chi le tasse già le paga, come gli impiegati e i pensionati. Secondo le previsioni, nel 2022 si passerebbe dallo 0,08 per mille allo 0,0144 con un incremento di 33 milioni. Cifra che dovrebbe gradualmente calare con gli anni, anche se l’aliquota sarebbe sempre al massimo.

Per il sindaco però, che ha sottolineato "il lavoro pazzesco del segretario generale", si tratta di "un'occasione storica per riorganizzare complessivamente la macchina comunale", visto che saranno previste "500 assunzioni e l'aumento delle ore ai dipendenti per aumentare la capacità di riscossione dell'ente". Peccato che nel frattempo il numero dei dipendenti è destinato a scendere dai quasi 7 mila di oggi a 1.194 nel 2040.

"Il piano di riequilibrio, le cui conseguenze non sono neanche paragonabili agli effetti disastrosi che invece produrrebbe il dissesto - ha aggiunto Orlando - mira ad evitare proprio il dissesto che causerebbe danni enormi ai cittadini senza alcun beneficio per l'amministrazione comunale che non è in condizioni di sovra-indebitamento ma in condizioni di sovra-accreditamento". Per come lo ha dipinto il sindaco, il piano di riequilibrio sarebbe inoltre uno strumento "dinamico e modificabile" che, se la situazione del Comune dovesse riequilibrarsi, "potrebbe essere sospeso". Il piano, infatti, una volta approvato dal Consiglio comunale, sarà "oggetto di verifiche semestrali da parte della Corte dei Conti" che controllerà l'andamento delle azioni correttive stabilendo eventualmente modifiche o - nel caso peggiore - virando verso il dissesto. 

La proposta di piano per riequilibrare il bilancio, che dovrà essere votata dall'Aula entro il 28 dicembre (il 29 se il Consiglio andrà in prosecuzione di lavori), arriva al termine di dieci anni di sindacatura Orlando. E se il Comune è dovuto ricorrere a questa manovra correttiva non vi è dubbio che ci siano state delle responsabilità nella gestione dell'ente. Orlando le scarica sui dirigenti: "Abbiamo fatto sempre ciò che ci hanno chiesto. Anche io vado alla ricerca dei responsabili, ma in separata sede".

Mai come in questo frangente al Comune di Palermo è in atto uno scontro tra funzioni apicali, con il segretario generale che nelle sue controdeduzioni al parere del ragioniere mette persino in dubbio la "leale collaborazione" degli uffici e l'organo politico (la Giunta) che si schiera apertamente al suo fianco. L'assessore al Bilancio Sergio Marino, che si è rifiutato di firmare la richiesta di dissesto funzionale avanzata dal ragioniere Basile, pende (col sindaco) dalla parte del segretario Le Donne: "Gli uffici, coordinati dal segretario generale, hanno portato a definire un lavoro complesso, che comunque, seppur tra tante difficoltà, rappresenta, rispetto ad altre alternative astrattamente possibili, un percorso concreto da intraprendere per una svolta nella programmazione delle risorse disponibili con maggior vantaggio per i cittadini". Sarà davvero così?

Le reazioni

"Il piano di riequilibrio, già presentato alla stampa ma non ancora arrivato in Consiglio, - scrivono i consiglieri di Oso, Ugo Forello e Giulia Argiroffi - sembra un penoso tentativo di porre in essere un 'salva Orlando' sulla pelle dei cittadini. Per salvare la città di Palermo, invece, è necessario partire da un quadro onesto e corretto della realtà e dalla verità che in questo pseudo piano è stata trasfigurata e violentata. Per questo motivo oggi stesso presenteremo una denuncia alla Procura della Repubblica di Palermo - per il reato di falso in atto pubblico - e alla Procura della Corte dei conti - per danno erariale. E' inaccettabile che si faccia propaganda politico ed elettorale sulla  gravissima crisi economica-finanziaria, baipassando pareri e diffide della Ragioneria Generale e dei Dirigenti di settore del Comune. E' ora, e definitivamente, di dire basta alla menzogna elevata a modello di vita, unico credo che rimane all'Orlando furioso, che sembra pensare solo e solamente al suo personale tornaconto. È la città che va tutelata, non la sua persona, ormai decaduta e passata".

"Quello che ha presentato oggi il sindaco Orlando è un piano di riequilibrio che non è stato ancora votato dal Consiglio, ma ha già collezionato il parere contrario del ragioniere. Pensare di potere portare la capacità di riscossione del Comune di Palermo dal 48% al 75%, a fronte di una media nazionale del 59%, vi pare forse una cosa credibile? Come poco credibile sono le parole del sindaco che definiscono questo piano di riequilibrio un'occasione per riorganizzare la macchina comunale. Detto da chi, da 40 anni, seppure a intermittenza, è sindaco di Palermo suona veramente ridicolo. Siamo ormai alle comiche finali, che però si tingono di nero per il futuro che aspetta la nostra città. Siamo all'ennesimo taglio di nastro, sport nel quale il nostro sindaco è campione del mondo. Piuttosto che discutere con il Consiglio e con gli organi preposti per vedere se effettivamente questo piano abbia un senso, si preferisce la visibilità mediatica. Questo è il sistema che ha portato la città di Palermo al dissesto funzionale, già certificato del ragioniere. E inesorabilmente, temiamo, anche verso il dissesto economico. L'unico partito del dissesto è quello del sindaco Orlando, che al dissesto, in tutti i campi, ha portato questa città". Così il capogruppo della Lega a Sala delle Lapidi  Igor Gelarda, insieme con i consiglieri Alessandro Anello, Marianna Caronia, Sabrina Figuccia e Roberta Cancilla.

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