Termini Imerese, fermati fuori dalle Poste per estorsione: convalidati i tre arresti

Il giudice ha applicato ai fratelli Giuseppe e Maria Loredana Burrafato il divieto di avvicinamento, nessuna misura cautelare per Massimiliano Fricano. In attesa del processo tutti e tre sono stati rimessi in libertà

Le poste di via Bevuto, Termini Imerese

Due dei tre arrestati martedì scorso per estorsione fuori da un ufficio postale non potranno avvicinarsi a meno di 200 metri dalla vittima, né potranno contattarla con alcun mezzo. Il gip del tribunale di Termini Imerese ha convalidato l’arresto di Giuseppe Burrafato (28 anni), della sorella Maria Loredana (26) e di Massimiliano Fricano (41). Per quest’ultimo l’autorità giudiziaria, che ha rimandato ogni giudizio di merito al processo che verrà, non ha disposto alcuna misura cautelare. Tutti e tre sono stati scarcerati e rimessi in libertà.

La vicenda prende il via dopo la denuncia presentata a inizio novembre dalla vittima della presunta estorsione che ha riferito ai carabinieri di essere stata minacciata e costretta a consegnare parte della sua pensione di invalidità. Sulla base di questo racconto i carabinieri hanno organizzato un appostamento, con uomini dentro e fuori dalla filiale di via Bevuto per seguire ogni passo e ogni mossa dei fratelli e di Fricano.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti i primi ad arrivare sono stati Maria Loredana Burrafato e Fricano. Pochi minuti dopo è stata la volta di Giuseppe Burrafato che, una volta entrato alle Poste, avrebbe detto alla vittima: “Gli devi dare i soldi a mia sorella, altrimenti ti scippo la testa e poi il resto lo devi dare a mia madre”. Minaccia che il giovane avrebbe ripetuto pochi minuti dopo (per poi smentirla durante l'interrogatorio).

Mentre si trovavano fuori - come riferito dai carabinieri - la ragazza avrebbe detto al 41enne: “A questo appena esce non dobbiamo farlo scappare…lo dobbiamo accerchiare e ci prendiamo i soldi…chiama all’amico tuo che c’è bisogno, che il pacchione che è lì è con lui”. Intorno alle 11 l’uomo è uscito dopo aver ritirato la sua pensione d’invalidità e, come previsto anche dai militari, è stato bloccato e costretto a consegnare il denaro (circa 150 euro). Poi l'intervento degli uomini della compagnia di Misilmeri.

I legali difensori dei tre arrestati hanno chiesto di riqualificare il reato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone mentre per il gip sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico dei fratelli in relazione ai reati di estorsione e rapina con fatti commessi contro chi abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o bancomat. Per i due Burrafato quella somma era un debito che l’uomo aveva nei confronti della 26enne, ma per stabilire come finirà la vicenda bisognerà attendere che sia il tribunale di Termini ad esprimersi.

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