Pensionati palermitani, dilaga la povertà: scoppia la protesta

I sindacati non ci stanno, fissata mobilitazione per il 2 aprile: "Per 337 mila persone solo 600 euro, sistema da rivedere completamente"

Le pensioni al minimo, cioè al di sotto dei 500 euro mensili in Sicilia sono 435.699, l’importo medio è poco più di 600 euro per ben 337 mila pensionati a Palermo. C'è di più: le pensioni di invalidità nel capoluogo siciliano sono state 79.725 con un importo medio di 410 euro circa. Dilaga dunque la povertà fra i pensionati palermitani, e cosi cresce l’allarme del sindacato. “Sono gli ammortizzatori sociali delle famiglie – ha spiegato Mimmo Di Matteo segretario Fnp Cisl Palermo Trapani, aprendo i lavori del consiglio generale –,  bisogna rivedere tutto il sistema fiscale sulle pensioni, riducendolo al minimo e aumentando le esenzioni, devono inoltre essere utilizzate al meglio le poche risorse sociali a disposizione dei comuni per venire incontro alle tante esigenze di chi ha bisogno di assistenza sociosanitaria”.  

I pensionati rilanciano dunque la mobilitazione regionale e nazionale insieme a Cgil e Uil. Il prossimo 2 aprile si terranno le manifestazioni territoriali Cgil Cisl e Uil per chiedere “la flessibilità in uscita per sbloccare il mercato del lavoro”. La  manifestazione unitaria nazionale Spi Cgil Fnp Cisl e Uilpensionati si terrà il 19 maggio a Roma per sollecitare una reale riforma del sistema previdenziale in Italia e misure certe a favore dei pensionati.

Fra i temi al centro della riunione, le politiche socio-sanitarie per gli anziani, la tutela della reversibilità, l’abbassamento delle tasse sulle pensioni,  l’adeguamento di queste al costo della vita e la flessibilità in uscita, senza la quale si blocca il mercato del lavoro. “Chiederemo al governo nazionale la tutela della reversibilità, se si pensa che solo a Palermo coloro che la percepiscono sono 34.969 a Palermo e un numero consistente di famiglie vive con  queste somme e senza le quali, andrebbero incontro a tantissime difficoltà. Solleciteremo l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, il completamento della no-tax area e la riduzione delle tasse sulle pensioni”.

Di Matteo ha aggiunto “troviamo assurdo quanto spesso si verifica, e che cioè, dopo una vita di lavoro, alcuni pensionati si ritrovino con importi al di sotto delle pensioni sociali perché magari il datore di lavoro non ha rispettato il versamento dei contributi, facendoli lavorare in nero per un periodo. Sarebbe più giusto assicurare la pensione sociale a tutti e adeguare le somme poi a quanto versato negli anni”. Sul tema dell’assistenza, il sindacato pensionati della Cisl è tornato a sollecitare le necessità di integrazione fra le prestazioni sanitarie e quelle sociali. “Spesso come a Palermo e in provincia, dove sono stati ben 4242 i beneficiari dell’Adi, l’assistenza domiciliare integrata si dispone dei servizi sanitari e non di quelli sociali, venendo meno così a quel principio di integrazione socio-sanitaria fondamentale per questi pazienti, e questo a causa dell’assenza dei Pua, Punti unici di accettazione, che servono proprio ad integrare i servizi sociali e sanitari”. 

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