Dipendenti regionali, stop alla mobilità selvaggia: via a nuove regole

I sindacati autonomi: "Servono regole condivise, no alla discrezionalità dei dirigenti"

Palazzo d'Orleans

Stop alla mobilità selvaggia dei dipendenti regionali e nuove regole per individuare il personale da trasferire in base a precisi criteri e senza discrezionalità. Sono in sintesi le richieste dei sindacati Cobas-Codir, Sadirs, Siad e Ugl, che si sono confrontati col governo sulla questione  che negli ultimi tempi ha interessato alcuni dipartimenti come Acqua e rifiuti, Ambiente e Beni culturali. Tra i casi più spinosi il trasferimento di personale verso le dighe e gli uffici territoriali del demanio marittimo. 

All’Aran, in un incontro voluto dall'assessore regionale alla Funzione pubblica. i sindacati hanno evidenziato che “i recenti provvedimenti adottati non hanno tenuto conto delle osservazioni fornite dai sindacati proprio durante l'ultima riunione tenutasi sullo stesso argomento. L’amministrazione – spiegano le sigle – non può prescindere dall'analisi dei fabbisogni di ogni singolo ramo dell'amministrazione anche al fine di scongiurare ogni possibile danno alle strutture amministrative e ai servizi erogati. Ai Beni culturali, ad esempio, il personale individuato da trasferire era già indispensabile in questo settore. Inoltre - proseguono gli autonomi - relativamente ai criteri, abbiamo sottolineato che va assolutamente eliminata l'individuazione nominativa dei soggetti individuati e si deve invece lavorare su criteri e regole”.  L'individuazione dei soggetti da destinare alla mobilità, a parte una minima quota di volontari, ha tenuto conto infatti prevalentemente delle "segnalazioni" dei singoli dirigenti generali sulla scorta di valutazioni molto discrezionali senza alcun criterio oggettivo.

C’è poi il problema relativo alla logistica dei luoghi di lavoro: “Le dighe ad esempio sono difficilmente raggiungibili se non con mezzo proprio e con un aggravio dei costi di trasporto che i lavoratori, soprattutto quelli coloro di categoria A e B con stipendi già più bassi, devono sostenere senza che sia prevista alcuna forma di indennizzo”. 

Cobas-Codir, Sadirs, Siad e Ugl hanno quindi chiesto “la revoca della recente disposizione e delle relative circolari predisposte dall'allora assessore Pistorio e dall'attuale assessore Grasso e la condivisione di un nuovo accordo riguardante la mobilità. "Siamo consapevoli delle gravi difficoltà a cui sono chiamati i colleghi – affermano i sindacati - in particolare delle dighe, rimasti in un numero molto esiguo che spesso non consente una normale programmazione delle attività molto particolare, legata anche alla salvaguardia dell’incolumità pubblica, e dei rischi che ne derivano. Per loro auspichiamo una celere soluzione della problematica legata alla necessità di incrementare le dotazioni organiche delle dighe anche attraverso l’utilizzo, come già più volte da noi suggerito, del personale già specializzato nel settore e in servizio presso Eas, Esa e consorzi di bonifica. È stato inoltre chiesto di sospendere temporaneamente tutti i trasferimenti del personale in itinere”.

L’Aran ha quindi predisposto una bozza di accordo invitando i sindacati a inviare osservazioni per una condivisione unanime. Gli autonomi spiegano che “se non dovessero essere accettate le richieste di proposte migliorative e l’introduzione di incentivi, non condivideremo un percorso che andrebbe in palese contrasto con le norme che tutelano il personale e i princìpi di buon andamento della pubblica amministrazione”.
 

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Commenti (3)

  • Ovviamente devono avere lavoro senza far nulla e pure sotto casa

  • Quando il popò trema, i sindacati scendono in campo.

  • ma certamente ...casomai si spostavano di qualche metro ...poverini ...!!

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