"Il governo condanna a morte la ricerca pubblica": protestano i precari del Cnr

In programma un flash mob davanti alla sede dell'Istituto, in via Ugo La Malfa. L'agitazione si svolgerà in contemporanea in tutte le sedi italiane ed è promossa dal gruppo "precari uniti Cnr"

Foto Twitter

Magliette nere, lumini funebri e uno striscione per dire che "Il governo sta condannando a morte la ricerca pubblica". Così i lavoratori del Cnr hanno deciso di manifestare contro le politiche messe in campo dell'esecutivo. L'agitazione è indetta dal gruppo "precari uniti Cnr" e si svolgerà domeni e dopodomani (16 e 17 maggio ndr) in tutta Italia dalle 14 alle 15. A Palermo i lavoratori si raduneranno all'ingresso della sede dell'istituto, in via Ugo La Malfa.

"Considerata l’imminente approvazione della cosiddetta 'riforma Madia' dal parte del governo - si legge in una nota -, noi tutti precari Cnr di tutto il territorio nazionale, lavoratori a tempo determinato e atipici (assegnisti e Co.co. co.)  indipendenti da colori, ruoli o inquadramenti siamo preoccupati per il futuro che ci si prospetta e pertanto ci siamo uniti per un obiettivo unico: fare emergere la problematica di tutto il precariato nel mondo della ricerca pubblica e spingere verso una coscienziosa ed inclusiva soluzione. Il decreto Madia offre la possibilità di iniziare un percorso di stabilizzazione della pubblica smministrazione tutta, ma punti oscuri rendono impraticabile la sua reale applicazione e cassano definitivamente le speranze dei precari degli enti pubblici di ricerca se mantenuta nella sua forma attuale. Oltre a non essere un obbligo per l’amministrazione ma solo una possibilità, gli effetti positivi volti a stabilizzare i precari potrebbero essere insufficienti o addirittura nulli poiché tali assunzioni devono esser fatte nei limiti finanziari disponibili. Inoltre non tiene conto delle molteplicità di contratti atipici di cui il nostro ente ha molto abusato per ragioni di opportunità,  escludendo a priori la maggior parte dei lavoratori che per anni (tanti) hanno lavorato in nome e per conto dell'Ente con contratti  da sotto inquadrati. Pertanto ci stiamo muovendo all’unisono, con l’ausilio dei sindacati uniti (Cgil, Cisl e Uil), informando quanto più possibile tutto il personale Cnr, le associazioni che da sempre ci hanno sostenuto, i malati che credono nella ricerca e tutte le persone comuni con manifestazioni pacifiche che ci si augura possano portare ad una soluzione dignitosa per tutti".

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