La villa occupata del boss "Scarpuzzedda", al via lo sgombero degli abusivi a Mongerbino

Massiccio intervento delle forze dell'ordine per liberare l'immobile confiscato al sicario della mafia Giuseppe Greco. Il provvedimento arriva dopo il servizio de Le Iene. "Gli squaglio il casco in faccia" aveva detto uno degli occupanti riferendosi alla visita delle squadra antisommossa

Le forze dell'ordine in via Perez a Mongerbino, Bagheria - foto PalermoToday

Oltre cinquanta uomini in tenuta antisommossa per sgomberare l’ex villa del boss mafioso "Scarpuzzedda" occupato abusivamente. Polizia, carabinieri, finanza, capitaneria di porto, vigili urbani, vigili del fuoco, nonché personale della Prefettura, dell’Asp e del 118, sono intervenuti stamattina in via Perez 101 a Mongerbino, nel territorio di Bagheria, per liberare l’immobile confiscato al sicario della mafia Giuseppe Greco. Il provvedimento arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di un servizio de Le Iene realizzato proprio nella mega villa sul mare dove si era trasferite circa 20 persone, tra le quali anche otto bambini, un neonato e una donna incinta.

Il servizio de Le Iene | VIDEO

La maggior parte degli occupanti, si legge in una nota inviata dall’Amministrazione di Bagheria, non era presente e aveva già ottemperato all’ordinanza di sgombero emessa dal Comune. Erano presenti circa 6 adulti, tra i quali la donna incinta e tre minori non in età scolare. “È un’operazione in sinergia tra Comune e forze dell’ordine per ristabilire la legalità in un immobile simbolo di mafia ed illegalità”, dice il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, che ha attivato le assistenti sociali per garantire già una sistemazione ai minori e le loro madri nel caso in cui non trovassero una sistemazione presso parenti.

Le immagini dello sgombero: "Pronti a demolirla" | Video

Davanti all’inviato de Le Iene alcuni occupanti si erano detti pronti alla “guerriglia” pur di non abbandonare gli appartamenti in cui erano stati realizzati anche alcuni lavori di ristrutturazione. “Lo so che viene l’antisommossa. Io ho già pronta la bombola con il cannello, quella - diceva uno di loro - per saldare la guaina: gli squaglio il casco in faccia”. D’altronde, emergeva dal servizio, gli abusivi si sentivano legittimati a stare lì: “Sono scesi anche i parenti di Pino Greco e ci hanno detto ‘Potete restare’”.

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