Mafia, confisca da 15 milioni per l'imprenditore Maniscalco: c'è anche il bar San Domenico

Francesco Paolo Maniscalco è ritenuto vicino ai boss. Il suo patrimonio, che comprende anche una torrefazione e una palestra, era stato sequestrato nel 2016 e adesso è passato allo Stato. Il bar è da tempo in amministrazione giudiziaria

Il Gran Cafè San Domenico dopo il sequestro

La sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha confiscato beni per circa 15 milioni di euro a Francesco Paolo Maniscalco, 54 anni, condannato per mafia. Si tratta di aziende di distribuzione di caffè e prodotti alimentari e alcuni bar tra cui il Gran Cafè San Domenico, da anni in amministrazione giudiziaria.

Maniscalco è finito in manette nella notte di Natale del 1993, nel corso dell’operazione denominata "Angelo due", che portò a 15 arresti per traffico di stupefacenti lungo l'asse Colombia-Gran Bretagna/Italia, in collegamento con i cartelli di Calì e della Valle del Cauca (Colombia). Nel 2000 è stato nuovamente arrestato con l'accusa di avere organizzato una rapina da 20 miliardi di lire all'Ufficio di Crediti su Pegno della Sicilcassa di Palermo, fatta nel 1989. Dopo appena due anni, giugno 2002, è stato nuovamente arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso. In questo caso le indagini hanno messo in luce i rapporti privilegiati con Giuseppe Salvatore Riina, figlio del più noto “Totò”. In quel contesto è emerso come Francesco Paolo Maniscalco fosse l’anello di congiunzione tra quest’ultimo e numerosi altri mafiosi palermitani.

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Parallelamente al processo penale era iniziato quello patrimoniale, giunto oggi alla confisca decisa dal Tribunale presieduto da Raffaele Malizia. I giudici hanno accolto la ricostruzione dei pubblici ministeri Calogero Ferrara e Dario Scaletta, secondo cui Maniscalco aveva intestato le aziende ad alcuni prestanome per evitare le misure di prevenzione.

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